IL PARADOSSO MANFREDI, CRITICA IL GOVERNO MA NE È IL TESTIMONIAL A NAPOLI
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha sostenuto che il
Governo ha fallito sulla crescita del Mezzogiorno, intervenendo oggi a margine
dell’incontro “La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi, a 100 anni
dagli scritti di Antonio Gramsci”, organizzato dall’europarlamentare Sandro
Ruotolo, una presa di posizione netta che colpisce soprattutto per il contesto
in cui matura e per il ruolo istituzionale di chi la esprime.
A parlare di fallimento è infatti lo stesso sindaco che il
Governo ha individuato come commissario straordinario per Bagnoli, cioè per
quella che viene presentata come una delle più imponenti operazioni di
risanamento ambientale e rigenerazione urbana in Europa, sostenuta da un
investimento di circa 1,2 miliardi di euro, una scelta che non ha soltanto un
valore tecnico ma anche politico perché presuppone fiducia, collaborazione e
una convergenza sugli obiettivi strategici.
Allo stesso modo non può passare inosservato che a evocare
un fallimento dell’azione governativa sul Sud sia il sindaco della città che,
proprio grazie a una forte sinergia istituzionale con l’esecutivo nazionale,
ospiterà la Coppa America nella sua versione piena, la competizione che assegna
il trofeo e non più soltanto eventi collaterali o momenti preparatori come
accaduto in passato, un risultato che proietta Napoli su una dimensione
internazionale difficilmente contestabile.
Da qui nasce una perplessità che non è soltanto polemica ma
attiene alla coerenza del ragionamento, perché osservando ciò che accade
concretamente emerge un quadro molto diverso da quello evocato nelle
dichiarazioni. Oltre alla riqualificazione di Bagnoli, con il commissariamento
affidato allo stesso Gaetano Manfredi e risorse già stanziate, e
all’assegnazione della Coppa America, Napoli è oggi al centro di un intervento
pubblico che difficilmente ha precedenti recenti, con i fondi del Patto per
Napoli che sostengono il riequilibrio dei conti comunali, il finanziamento
imponente per il recupero del Real Albergo dei Poveri che rappresenta uno dei
simboli della rigenerazione urbana, il coinvolgimento di Invimit per la
valorizzazione del patrimonio immobiliare e gli stanziamenti ministeriali
destinati ad ASIA, mentre sul piano della sicurezza e della governance si
rafforza la collaborazione con la Prefettura.
A questo si aggiunge il quadro più ampio degli strumenti
messi in campo, dalla ZES unica ai programmi di rigenerazione urbana fino alla
prospettiva della riqualificazione dello stadio Maradona, rispetto alla quale
non è escluso un ulteriore coinvolgimento diretto dello stesso sindaco, e il
capitolo delle periferie, dove il Decreto Caivano ha segnato un ritorno
concreto dello Stato nei territori più difficili, con un modello di intervento
che si è esteso anche all’area nord di Napoli, tra Scampia e Secondigliano,
attraverso presenza istituzionale, investimenti e azioni di riqualificazione.
Se poi si amplia ulteriormente lo sguardo, il quadro si
completa con le grandi direttrici nazionali, dall’Alta Velocità Napoli-Bari
agli investimenti nei porti, dai fondi del PNRR per sanità, scuola e
digitalizzazione agli incentivi fiscali per le imprese, fino al progetto del
Ponte sullo Stretto, che lo stesso Manfredi ha più volte sostenuto.
Dentro questo scenario emerge una contraddizione
difficilmente aggirabile, perché da un lato si afferma che il Governo ha
fallito sul Mezzogiorno e dall’altro si rivendica che il Sud cresce più del
Nord, due affermazioni che, se accostate, finiscono per indebolirsi a vicenda,
perché se il Mezzogiorno mostra dinamiche di crescita più favorevoli significa
che risorse sono state mobilitate, investimenti attivati e un percorso, pur con
limiti evidenti, è stato avviato, mentre se si parla di fallimento diventa complicato
spiegare proprio quei segnali positivi che vengono richiamati.
È a questo punto che la riflessione si fa inevitabile,
perché parlare di fallimento mentre si è immersi in un livello così consistente
di investimenti, interventi e presenza dello Stato rischia di apparire più come
una posizione politica che come una fotografia della realtà.
Ed è proprio qui che si inserisce la domanda più delicata.
Se davvero il Governo avesse fallito sul Mezzogiorno, ha
fatto bene a nominare proprio Gaetano Manfredi commissario straordinario per
Bagnoli, affidandogli una delle partite più rilevanti per il futuro di Napoli e
dell’intero Sud?
È una domanda che non riguarda solo una nomina, ma la
coerenza complessiva di un rapporto istituzionale.
Perché se da un lato si denuncia il fallimento, dall’altro
si gestiscono risorse, interventi e progetti che proprio da quel livello di
governo dipendono.
Ed è allora difficile sottrarsi a una considerazione finale,
cioè che vi sia un’alta probabilità di trovarsi di fronte a una lettura
politica strumentale, che finisce per entrare in contraddizione con i fatti,
resa ancora più evidente dal ruolo dello stesso Gaetano Manfredi, che per
quantità di risorse, interventi e attenzione ricevuta potrebbe quasi essere il
testimonial dell’azione del Governo su Napoli.
Un mistificatore della Realtà. E se fallimento ci dovesse essere,sarebbe solo per sua incapacità. Un errore del Governo che gli ha dato fiducia.
RispondiEliminasono d'accordo
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