FUCITO NEL MIRINO DEL PD, MA I CONSIGLIERI PUNTANO IL DITO CONTRO MANFREDI
Secondo fonti concordanti, il passo indietro sarebbe stato
richiesto dai vertici del PD per marcare una netta rottura con la presidenza di
Sandro Fucito. Potrebbe rappresentare il primo passaggio verso una mozione di
sfiducia oppure verso le dimissioni contestuali di almeno sedici consiglieri.
Entrambe le ipotesi determinerebbero lo scioglimento della Municipalità e
l’arrivo di un commissario fino alle elezioni del 2027, essendo ormai
improbabile un nuovo voto anticipato.
Al momento, però, i numeri per mandare a casa Fucito non ci
sarebbero. Pesa certamente la scarsa disponibilità di molti consiglieri a
interrompere anzitempo il mandato, affrontando la prossima campagna elettorale
senza più il ruolo di eletti in carica e rinunciando alle attività
istituzionali, comprese quelle collegate a Consiglio e commissioni.
Ma la resistenza sarebbe soprattutto politica. Tra numerosi
consiglieri municipali è ormai diffusa la convinzione che Gaetano Manfredi
abbia progressivamente svuotato la VI Municipalità, scavalcando presidente,
giunta e Consiglio e affidando di fatto ad alcuni consiglieri comunali il ruolo
di referenti dell’amministrazione centrale sul territorio.
Non esistono deleghe formali, ma nella gestione delle
iniziative, delle segnalazioni, degli interventi e dei rapporti con gli uffici
sarebbero stati spesso singoli consiglieri comunali a interloquire direttamente
con Palazzo San Giacomo, sostituendosi politicamente agli organismi eletti a
Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio.
È questo, secondo molti esponenti municipali, il vero
tradimento del mandato elettorale: avere sottratto funzioni e autorevolezza
alla Municipalità per affidarle ufficiosamente a rappresentanti che non hanno
alcun titolo per guidarne l’attività amministrativa. Sciogliere oggi il
Consiglio significherebbe rafforzare definitivamente questo sistema, lasciando
un commissario all’ordinaria amministrazione e consegnando il rapporto con
Palazzo San Giacomo agli stessi referenti esterni.
In questo quadro va collocata anche la sostituzione di
Antonio Mastroianni. L’ex assessore non godeva più della fiducia di una parte
consistente della maggioranza: un documento protocollato il 9 giugno 2025 e
sottoscritto da numerosi consiglieri ne contestava il comportamento,
accusandolo di avere scavalcato le commissioni e assunto decisioni senza
condivisione, fino a chiederne formalmente la verifica dell’incarico.
La revoca di Mastroianni, dunque, non è stata un fulmine a
ciel sereno. Ben diverso è il significato della nomina di Claudio de Magistris,
che conserva una valenza politica fortissima e certifica il nuovo
posizionamento di Fucito nell’area dell’ex sindaco Luigi de Magistris.
Le eventuali dimissioni di Triglia sancirebbero la rottura
con il PD, ma non basterebbero a far cadere il presidente. Per sfiduciarlo o
sciogliere il Consiglio servono sedici voti e, allo stato, non sembrano
esserci.
Fucito ha compiuto una scelta politica ad altissimo rischio.
Ma chi vuole mandarlo a casa dovrà fare i conti non soltanto con le resistenze
personali dei consiglieri, ma soprattutto con il malcontento verso
un’amministrazione centrale accusata di avere svuotato la Municipalità e
affidato il territorio a chi non era stato eletto per governarla.

Per far scena ...potrebbero dimettersi 14/15 Fucito non è uno sprovveduto.
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