FUCITO NEL MIRINO DEL PD, MA I CONSIGLIERI PUNTANO IL DITO CONTRO MANFREDI

 


La crisi aperta dalla nomina di Claudio de Magistris ad assessore della VI Municipalità potrebbe produrre già oggi la prima conseguenza concreta, come anticipato da questo blog: le dimissioni del vicepresidente Ferdinando Truglio, esponente del Partito democratico.

Secondo fonti concordanti, il passo indietro sarebbe stato richiesto dai vertici del PD per marcare una netta rottura con la presidenza di Sandro Fucito. Potrebbe rappresentare il primo passaggio verso una mozione di sfiducia oppure verso le dimissioni contestuali di almeno sedici consiglieri. Entrambe le ipotesi determinerebbero lo scioglimento della Municipalità e l’arrivo di un commissario fino alle elezioni del 2027, essendo ormai improbabile un nuovo voto anticipato.

Al momento, però, i numeri per mandare a casa Fucito non ci sarebbero. Pesa certamente la scarsa disponibilità di molti consiglieri a interrompere anzitempo il mandato, affrontando la prossima campagna elettorale senza più il ruolo di eletti in carica e rinunciando alle attività istituzionali, comprese quelle collegate a Consiglio e commissioni.

Ma la resistenza sarebbe soprattutto politica. Tra numerosi consiglieri municipali è ormai diffusa la convinzione che Gaetano Manfredi abbia progressivamente svuotato la VI Municipalità, scavalcando presidente, giunta e Consiglio e affidando di fatto ad alcuni consiglieri comunali il ruolo di referenti dell’amministrazione centrale sul territorio.

Non esistono deleghe formali, ma nella gestione delle iniziative, delle segnalazioni, degli interventi e dei rapporti con gli uffici sarebbero stati spesso singoli consiglieri comunali a interloquire direttamente con Palazzo San Giacomo, sostituendosi politicamente agli organismi eletti a Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio.

È questo, secondo molti esponenti municipali, il vero tradimento del mandato elettorale: avere sottratto funzioni e autorevolezza alla Municipalità per affidarle ufficiosamente a rappresentanti che non hanno alcun titolo per guidarne l’attività amministrativa. Sciogliere oggi il Consiglio significherebbe rafforzare definitivamente questo sistema, lasciando un commissario all’ordinaria amministrazione e consegnando il rapporto con Palazzo San Giacomo agli stessi referenti esterni.

In questo quadro va collocata anche la sostituzione di Antonio Mastroianni. L’ex assessore non godeva più della fiducia di una parte consistente della maggioranza: un documento protocollato il 9 giugno 2025 e sottoscritto da numerosi consiglieri ne contestava il comportamento, accusandolo di avere scavalcato le commissioni e assunto decisioni senza condivisione, fino a chiederne formalmente la verifica dell’incarico.

La revoca di Mastroianni, dunque, non è stata un fulmine a ciel sereno. Ben diverso è il significato della nomina di Claudio de Magistris, che conserva una valenza politica fortissima e certifica il nuovo posizionamento di Fucito nell’area dell’ex sindaco Luigi de Magistris.

Le eventuali dimissioni di Triglia sancirebbero la rottura con il PD, ma non basterebbero a far cadere il presidente. Per sfiduciarlo o sciogliere il Consiglio servono sedici voti e, allo stato, non sembrano esserci.

Fucito ha compiuto una scelta politica ad altissimo rischio. Ma chi vuole mandarlo a casa dovrà fare i conti non soltanto con le resistenze personali dei consiglieri, ma soprattutto con il malcontento verso un’amministrazione centrale accusata di avere svuotato la Municipalità e affidato il territorio a chi non era stato eletto per governarla.

 





Commenti

  1. Per far scena ...potrebbero dimettersi 14/15 Fucito non è uno sprovveduto.

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