GETTONI, FERRAGOSTO CON LA MESSA IN MORA: PARTONO LE PEC AI CONSIGLIERI MUNICIPALI
Altro che vacanze. Per centinaia di consiglieri ed ex consiglieri delle Municipalità di Napoli il Ferragosto rischia di trasformarsi in una corsa tra PEC, vecchi verbali, documenti e avvocati. Sono partite infatti le prime comunicazioni con le quali il Comune di Napoli costituisce in mora gli amministratori municipali e chiede la restituzione dei gettoni di presenza percepiti per sedute di commissione che, secondo gli uffici, non avrebbero avuto i requisiti previsti dall'articolo 65 del Regolamento delle Municipalità.
La prima PEC di cui abbiamo avuto conoscenza porta la data del 13 agosto e riguarda il 2016. Non faremo il nome della destinataria perché la vicenda è tutt'altro che personale: secondo quanto risulta, le comunicazioni saranno recapitate progressivamente ai consiglieri municipali interessati, partendo dall'ottobre 2016 e procedendo poi sulle mensilità e sulle annualità successive, potenzialmente fino al 2026. È la stessa intimazione a precisare che gli accertamenti sono ancora in corso per i periodi successivi e che il Comune si riserva ulteriori richieste di restituzione.
E i numeri fanno già comprendere la dimensione potenziale del problema. Nel caso che abbiamo potuto esaminare vengono contestati 371,84 euro per le sole otto sedute comprese tra il 17 e il 31 ottobre 2016. Allargando appena il periodo fino al 30 novembre, le sedute contestate diventano 19 e la richiesta sale a 883,12 euro. Se questo criterio dovesse essere applicato sistematicamente alle annualità successive, il conto finale potrebbe facilmente trasformarsi, per molti ex consiglieri, in migliaia e migliaia di euro. E non sarebbe necessariamente finita qui: alla partita dei gettoni potrebbe aggiungersi quella, ancora più pesante, dei rimborsi versati dal Comune ai datori di lavoro per le assenze dei consiglieri dipendenti.
La struttura della lettera è inequivocabile. Vengono ricostruite le sedute, conteggiati i gettoni e individuate quelle che l'Amministrazione considera prive dei presupposti regolamentari. Il pagamento viene qualificato, allo stato degli atti, come “indebito oggettivo” e ne viene chiesta la restituzione con interessi e spese. Al destinatario vengono concessi appena quindici giorni per pagare oppure presentare memorie, documenti e controdeduzioni; trascorso il termine, il Comune si riserva di procedere al recupero del credito.
Dentro questa vicenda finiscono inevitabilmente anche amministratori oggi impegnati ad altri livelli istituzionali, compresi attuali consiglieri comunali che in passato hanno seduto nei parlamentini municipali. E si comprende il disagio di chi, magari dopo dieci anni, deve ricostruire sedute, convocazioni e attività svolte nell'esercizio di una funzione pubblica, con la prospettiva di vedersi presentare alla fine un conto di parecchie migliaia di euro.
C’è poi un’altra conseguenza tutt’altro che secondaria, soprattutto alla vigilia delle prossime elezioni comunali e municipali. Chi dovesse trovarsi ancora in contenzioso con il Comune di Napoli per queste somme potrebbe incappare nelle cause di incompatibilità previste dal Testo unico degli enti locali: non un divieto automatico di candidarsi, dunque, ma un problema che potrebbe esplodere dopo l’eventuale elezione, rendendo necessario rimuovere la causa di incompatibilità per poter conservare la carica. Un’ulteriore incognita che rischia di pesare sulle prossime candidature di molti consiglieri ed ex consiglieri municipali e di trasformare il pasticcio dei gettoni anche in un problema politico-elettorale
Sembrano intanto essere venute meno le aspettative generate dall'impegno assunto dal sindaco Gaetano Manfredi di provare ad aprire un'interlocuzione con la Corte dei conti. Sul piano amministrativo ciascun responsabile sembra comprensibilmente intenzionato a mettere al riparo la propria posizione. La vicenda nasce infatti anche da richieste istruttorie della Guardia di Finanza su delega della Procura regionale della Corte dei conti. E così le messe in mora partono, interrompendo nel frattempo anche i termini di prescrizione.
Resta però una domanda enorme. Nei mesi scorsi tutti e dieci i direttori delle Municipalità sono stati sostituiti attraverso un'operazione radicale e professionalmente traumatica. La materia è stata poi accentrata sotto la Direzione generale. Eppure oggi i nuovi direttori stanno facendo esattamente ciò che i precedenti si preparavano a fare: inviare le richieste di restituzione. Né, secondo quanto risulta, i vecchi direttori si erano mossi in autonomia, avendo investito della questione la Direzione generale dopo una nota proveniente proprio dal direttore generale Pasquale Granata.
Se la strada da seguire era questa, perché sostituire contemporaneamente tutti e dieci i direttori? Quale esigenza rendeva necessaria un'operazione tanto traumatica se, poche settimane dopo, i loro successori stanno percorrendo sostanzialmente lo stesso cammino?
È un pasticcio amministrativo di proporzioni ancora difficili da calcolare. E c'è già chi spera che alla fine debba essere il Parlamento, con un intervento normativo capace di fare chiarezza, a trovare una via d'uscita da una vicenda che rischia altrimenti di trascinarsi per anni tra ricorsi, contenziosi e richieste di restituzione.
Nel frattempo resta anche una mortificazione delle istituzioni municipali. Intorno alla vicenda non sono mancati commenti sommari e giudizi ingenerosi verso una categoria composta in larghissima parte da persone che, per compensi certamente modesti, dedicano tempo ai quartieri, raccolgono proteste, seguono problemi quotidiani e rappresentano il primo terminale del rapporto tra cittadini e Comune.
Chi ha falsificato presenze, simulato sedute o commesso illeciti deve naturalmente risponderne davanti alla magistratura. Ma per tutti gli altri sarebbe una profonda ingiustizia trasformare indiscriminatamente dieci anni di attività istituzionale in una colpa collettiva, scaricando sui consiglieri anche eventuali responsabilità di una macchina amministrativa che quelle commissioni convocava, verbalizzava, controllava e, soprattutto, per anni ha regolarmente liquidato quei gettoni.
Ora il conto comincia ad arrivare. E arriva il 13 agosto, con quindici giorni per difendersi. Vacanze rovinate, dunque. E il vero conto, probabilmente, deve ancora essere scritto.
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