NAPOLI 2027, IL CENTRODESTRA FISSI IL PRIMO TAVOLO: 1° SETTEMBRE?



Fa finalmente piacere vedere tutto il centrodestra campano riunito attorno allo stesso tavolo. Non è un’immagine così frequente e, proprio per questo, rappresenta un segnale politico positivo: una coalizione che prova a mostrarsi unita, a coordinarsi e a costruire un’iniziativa comune.

Lascia però qualche perplessità che l’occasione scelta per mostrare questa ritrovata compattezza sia stata esclusivamente quella delle vicende giudiziarie e degli scioglimenti dei Comuni amministrati dal centrosinistra.

Non si tratta affatto di difendere il Partito democratico né le amministrazioni coinvolte, sulle quali è doveroso fare piena luce e pretendere il massimo rigore. Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione costituiscono però un fenomeno trasversale, che negli anni ha attraversato territori, partiti, coalizioni e liste civiche di ogni colore.

A rendere l’iniziativa ancora più singolare è il fatto che sia stata promossa da una coalizione nella quale c’è Forza Italia, il partito che più di ogni altro ha fatto del garantismo, della presunzione di innocenza e della distinzione tra responsabilità penale e responsabilità politica una propria bandiera. Principi sacrosanti, ma che devono valere sempre, anche quando le inchieste riguardano gli avversari.

La stranezza maggiore, tuttavia, è un’altra. Tra pochi mesi si voterà per il Comune di Napoli, terza città d’Italia, capoluogo della Campania e ormai vera e propria “Stalingrado” del centrosinistra. Eppure, mentre a livello regionale il centrodestra riesce finalmente a riunirsi e a parlare con una sola voce, sul futuro di Napoli non sembra esserci ancora nemmeno l’ombra di una discussione pubblica sul programma da proporre agli elettori, sulla scelta del candidato sindaco e sull’interlocuzione da avviare con la città. E al voto mancano soltanto circa 40 settimane.

Non risultano tavoli con le dieci Municipalità, confronti con le parti sociali, ascolto delle categorie produttive, delle associazioni, dei comitati civici e di tutti gli stakeholder portatori di istanze, disagi, esigenze e proposte che ogni giorno vivono Napoli e ne conoscono problemi e potenzialità.

Anche qualora la coalizione avesse difficoltà a individuare il nome da proporre come sindaco, potrebbe almeno cominciare dal programma: analizzare le carenze dell’amministrazione uscente, indicare le priorità, formulare soluzioni e costruire una visione alternativa della città. Invece, la sensazione è che la scadenza elettorale semplicemente non esista.

Finora si registra soltanto una generica divisione tra i partiti della coalizione sull’assegnazione delle candidature nei capoluoghi campani. Per Napoli toccherebbe a Forza Italia, che ha fatto sapere di voler puntare su un candidato “civico”.

Ma proprio questa definizione apre ulteriori interrogativi. Ammesso che si trovi, un civico, per antonomasia, è una personalità esterna agli apparati di partito. Potrebbe certamente rappresentare un valore aggiunto, ma rischierebbe anche di essere privo di esperienza politica e istituzionale, poco abituato alla costruzione delle liste, alla gestione di una coalizione complessa e ai rapporti con il Consiglio comunale e con le dieci Municipalità.

Amministrare Napoli non significa soltanto essere stimati professionisti o volti noti della società civile. Significa conoscere una macchina amministrativa enorme e complicata, tenere insieme partiti e sensibilità differenti, costruire una maggioranza, selezionare una classe dirigente e confrontarsi con problemi che vanno dai trasporti ai rifiuti, dalla sicurezza al bilancio, dalle periferie allo sviluppo economico.

Un candidato civico non può quindi essere estratto dal cilindro a poche settimane dal voto, presentato alla città e lasciato a imparare sul campo. Dovrebbe essere coinvolto per tempo, accompagnato nella costruzione del programma, messo in relazione con i territori e sostenuto da una coalizione che abbia già chiarito che cosa vuole fare di Napoli.

E proprio il programma richiede tempo. Non si costruisce in pochi giorni né può essere affidato a qualche slogan dell’ultima ora. Napoli non è un paesino nel quale possano bastare poche promesse generiche: è una metropoli complessa, articolata in dieci Municipalità, con problemi strutturali, interessi economici, fragilità sociali e una macchina amministrativa che richiede competenza, studio e una visione organica. Il tempo rimasto è già poco e rischia seriamente di diventare insufficiente.

Bene, dunque, il centrodestra finalmente riunito. Ora ci si aspetta che la stessa capacità di confronto venga trasferita anche sul piano cittadino, entrando nel merito del programma per Napoli, delle priorità, del metodo, del candidato e del rapporto con i territori.

Perché un’alternativa non si costruisce aspettando che gli altri inciampino. Si costruisce studiando, ascoltando, proponendo e scegliendo per tempo uomini, idee e soluzioni da sottoporre al giudizio degli elettori.

Siamo certi che il centrodestra entrerà finalmente nel vivo di una discussione che tanti elettori napoletani attendono da tempo e che non può essere rinviata ancora. A pochi giorni dalla pausa estiva — che la politica, a dire il vero, non dovrebbe neppure concedersi — lo slittamento a settembre sembra ormai inevitabile. Ma almeno si indichi una data: martedì 1° settembre, per esempio. Un giorno dal quale cominciare davvero a parlare di Napoli. Si parta dal nome o si parta dal programma, ma si cominci.

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