PRONTO SOCCORSO AL POLICLINICO, MA L’AREA NORD RESTA SENZA: IL CASO DIMENTICATO DEL SAN GIOVANNI BOSCO
Nessuno può contestare, in astratto, l’utilità di rafforzare la rete dell’emergenza in una città complessa come Napoli, dove gli accessi sono tanti, le attese spesso insostenibili e la pressione sui grandi ospedali resta altissima. Ma proprio perché si parla di emergenza urgenza, cioè del primo presidio tra un cittadino e il rischio di perdere minuti decisivi, una domanda diventa inevitabile: perché si continua a guardare all’area ospedaliera mentre l’area nord resta ancora senza il suo pronto soccorso?
Oggi Napoli Est può contare sull’Ospedale del Mare e su Villa Betania. L’area ospedaliera ha già il Cardarelli, il CTO e adesso vede profilarsi anche l’ipotesi del pronto soccorso al Policlinico. E l’area nord? Secondigliano, Miano, Scampia, Capodichino, San Pietro a Patierno, una fetta enorme di città, popolosa, fragile, spesso socialmente più esposta, continuano a fare i conti con la chiusura del Pronto Soccorso del San Giovanni Bosco.
Una chiusura che non dura da ieri. Il presidio di emergenza del San Giovanni Bosco è fermo dall’aprile 2022, dopo la fase Covid e la riorganizzazione della rete ospedaliera. Da allora si sono susseguiti annunci, ipotesi, promesse, tentativi di reclutamento, perfino il ricorso ai medici in quiescenza per provare a coprire i turni. Ma il risultato, per i cittadini dell’area nord, è rimasto lo stesso: in caso di emergenza bisogna andare altrove, quasi sempre verso strutture già sovraccariche.
È questo il punto politico e sanitario. Non si tratta di mettere un ospedale contro un altro, né di negare l’importanza del Policlinico. Si tratta di chiedere se la programmazione sanitaria regionale abbia ancora una logica territoriale o se proceda per aggiunte successive, annunciando nuovi presidi dove esiste già una forte concentrazione ospedaliera e lasciando scoperti i quartieri che avrebbero invece bisogno di un presidio di prossimità.
Perché un pronto soccorso non è una bandierina da piantare sulla mappa della sanità. È una funzione essenziale. Serve dove la domanda è più urgente, dove i tempi di percorrenza possono diventare un problema, dove la distanza dal primo accesso sanitario rischia di pesare sulla vita delle persone. E l’area nord di Napoli, da questo punto di vista, non può essere trattata come una periferia anche nella geografia dell’emergenza.
Se il presidente della Regione dice che si sta lavorando “in modo molto netto” per il pronto soccorso al Policlinico, sarebbe utile che con la stessa nettezza dicesse cosa intende fare per il San Giovanni Bosco. Non genericamente “ci stiamo lavorando”, formula ormai consumata da anni di attese, ma con una scelta chiara: il pronto soccorso dell’area nord riapre o non riapre? E se riapre, con quali medici, quale organizzazione, quali tempi e quale ruolo nella rete dell’emergenza?
Napoli non può continuare ad avere una sanità a macchia di leopardo, con alcune zone presidiate e altre costrette a inseguire ambulanze, traffico e disponibilità di posti. Il rafforzamento del Policlinico può essere una buona notizia. Ma diventa una notizia incompleta, quasi stonata, se accanto a essa resta il silenzio sul San Giovanni Bosco.
Perché l’emergenza non aspetta i comunicati stampa. E l’area nord, dopo quattro anni, non può aspettare ancora.
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