GALLERIA UMBERTO I°, I CANCELLI DELLA RESA

 



La chiamano tutela, sicurezza, decoro. Ma la parola giusta è un’altra: resa.

I cancelli alla Galleria Umberto I non sono una soluzione, sono una confessione. La confessione pubblica, metallica, monumentale, dell’incapacità di governare uno dei luoghi simbolo di Napoli. Quando un’amministrazione non riesce a garantire ordine e sicurezza, invece di presidiare chiude. Invece di cacciare degrado, inciviltà, vandalismo e bivacchi, mette le sbarre al monumento.

La Galleria Umberto non è un sottoscala comunale da chiudere quando scende la sera. È uno dei salotti storici di Napoli, uno spazio pubblico monumentale, nato per essere vissuto, illuminato, attraversato. Non blindato.

Che cosa dice l’assessore all’immagine della città, Carlo Puca? Davvero l’immagine internazionale di Napoli, mentre si parla di Coppa America, grandi eventi, turismo e rigenerazione urbana, deve essere quella di una città che davanti al degrado non apre, ma chiude? È questa la cartolina che vogliamo consegnare al mondo?

Il confronto con Milano è impietoso. La Galleria Vittorio Emanuele II resta aperta, viva, illuminata, sorvegliata, attraversata ogni giorno da cittadini e turisti. Esiste un sistema di controllo continuo: videosorveglianza collegata alla Polizia Locale e alle forze dell’ordine, presidio territoriale nell’area del Duomo, perfino vigilanza privata promossa dai commercianti quando è stato necessario. A Milano la Galleria si governa e si mostra, a Napoli si pensa di chiuderla. Che figura ci facciamo?

Di notte la Galleria è stata troppe volte terra di nessuno, luogo di schiamazzi, vandalismi, bivacchi, incuria, insicurezza. Ma proprio perché il problema esiste, la risposta non può essere amministrativamente pigra e culturalmente devastante. Non si combatte l’inciviltà chiudendo gli spazi civili. Non si difende un monumento sottraendolo alla città.

Una strada diversa era già stata imboccata. Nel 2010, quando ero consigliere comunale di Napoli, il Consiglio approvò un mio emendamento alla relazione previsionale e programmatica allegata al bilancio, con il quale venne istituito un servizio di vigilanza h24 della Polizia Municipale nella Galleria Umberto I. Fu una scelta precisa: non chiudere il monumento, ma presidiarlo; non arretrare davanti al degrado, ma affrontarlo con la presenza costante delle istituzioni.

Il servizio funzionò. Le feste abusive finirono, residenti e commercianti erano contenti, i vigili divennero un punto di riferimento per chi viveva e lavorava nei dintorni, ma anche per cittadini e turisti. L’idea non era soltanto quella di mettere una divisa contro il degrado. Si pensava a un presidio urbano moderno, con agenti possibilmente capaci di parlare inglese, pronti ad assistere i turisti, a dare indicazioni, a intervenire in caso di difficoltà. Nel 2010 immaginavamo vigili urbani capaci di parlare con i turisti; oggi immaginiamo cancelli capaci di tenerli fuori.

Poi arrivò Luigi De Magistris. Appena eletto sindaco, tra i primi provvedimenti eliminò quel presidio h24. Lo fece d’imperio, contro una volontà del Consiglio comunale che dopo il 2010 non si era mai espressa in senso contrario. La Galleria, privata del controllo stabile della Polizia Municipale, fu progressivamente riconsegnata al degrado, agli schiamazzi, ai bivacchi, agli episodi di inciviltà.

Ecco la parabola perfetta dell’amministrazione che non governa. Prima si elimina il controllo, poi si lascia marcire il problema, infine si presenta la chiusura come soluzione. Ma questa non è sicurezza, è resa amministrativa.

E non basta dire che i cancelli serviranno solo di notte. La notte non è una zona franca in cui la città smette di essere città. Se ci sono incivili, si identificano. Se ci sono vandali, si fermano. Se ci sono bivacchi, si interviene. Se ci sono residenti e commercianti esasperati, si dà loro sicurezza vera, non una scenografia di ferro.

Poi c’è il tema pratico. Chi aprirà quei cancelli? Chi li chiuderà? Chi avrà le chiavi? Cosa accadrà in caso di emergenza? E le vie di fuga? In uno spazio attraversato da abitazioni, attività commerciali, uffici, accessi interni e flussi turistici, non si può liquidare tutto con un disegno tecnico e una serratura.

Infine, solo infine, c’è il costo. Perché il costo è enorme, ma viene dopo la questione politica. Se anche i cancelli costassero poco, resterebbero sbagliati nel messaggio. Ma qui si parla di circa 800mila euro, più di un miliardo e mezzo delle vecchie lire, per quattro cancelli di cui due piccoli. Per chiudere ciò che bisognerebbe tenere aperto, pulito, illuminato, sorvegliato. Domani in consiglio comunale è all'ordine del giorno la ratifica della delibera di giunta che ha stanziato gli 800mila euro.

Napoli non ha bisogno di essere chiusa. Ha bisogno di essere amministrata. La Galleria Umberto non va messa dietro le sbarre, va restituita ai cittadini perbene, ai residenti, ai commercianti, ai turisti.

I cancelli della Galleria Umberto non sono cancelli di sicurezza. Sono i cancelli della resa.

 

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