FORZA ITALIA, TUTTI CONTRO TUTTI: IN CAMPANIA ESPLODE LA CRISI AZZURRA

 



Dentro Forza Italia, ormai, la tensione non è più un episodio isolato ma una catena di contestazioni che attraversa tutti i livelli del partito. La crisi azzurra in Campania non si consuma più nelle riunioni riservate o nei malumori sussurrati, ma viene affidata a note ufficiali, dichiarazioni pubbliche, lettere ai vertici nazionali e richieste esplicite di verifica politica.

Il fronte più pesante è quello regionale. Giovedì 28 maggio, con una nota diffusa dall’Ansa alle 13.11, i senatori Franco Silvestro e Raffaele De Rosa, i deputati Annarita Patriarca e Pino Bicchielli, i consiglieri regionali Livio Petitto, Susy Panico e Angela Parente hanno chiesto una riflessione vera sulla gestione regionale di Forza Italia in Campania. Una presa di posizione che non lascia molto spazio alle interpretazioni, perché arriva da parlamentari nazionali e rappresentanti regionali del partito, dunque da un pezzo consistente della classe dirigente azzurra.

Nella nota, gli esponenti di Forza Italia parlano di risultati elettorali che fotografano una difficoltà politica e organizzativa non più ignorabile. Il punto non è soltanto il voto amministrativo appena archiviato, ma il metodo con cui il partito si è mosso nei territori. Secondo i firmatari, dove amministratori locali, dirigenti territoriali e realtà civiche hanno potuto lavorare con autonomia, radicamento e credibilità, sono arrivati risultati positivi. Dove invece avrebbero prevalso imposizioni, personalismi, veti e scelte calate dall’alto, si sarebbero prodotte divisioni, tensioni interne e indebolimento del partito.

È una critica che colpisce direttamente la gestione regionale guidata da Fulvio Martusciello. Non un semplice richiamo alla prudenza, non una generica richiesta di confronto, ma la contestazione di una linea politica percepita da una parte del partito come troppo verticale, poco inclusiva e distante dalle esigenze reali dei territori. Anche il tentativo di attribuire automaticamente al coordinamento regionale esperienze civiche e amministrative nate invece da percorsi autonomi viene considerato un elemento da chiarire, proprio per rispetto del lavoro svolto da sindaci, amministratori e comunità locali.

Il secondo fronte riguarda la provincia di Napoli. Il giorno prima, mercoledì 27 maggio, con una dichiarazione battuta dall’Ansa alle 12.33, Salvatore Guangi, vicepresidente del Consiglio comunale di Napoli, consigliere della Città Metropolitana e componente della segreteria provinciale di Forza Italia, aveva messo nel mirino la gestione del coordinamento provinciale. Il dato politico richiamato da Guangi è pesante: nei 26 Comuni della provincia di Napoli chiamati al voto, il simbolo di Forza Italia sarebbe stato presentato soltanto in sei realtà. Negli altri territori si sarebbe preferito ricorrere a liste civiche, spesso solo formalmente riconducibili al partito.

Ancora più allarmante, secondo Guangi, è il risultato ottenuto proprio nei Comuni nei quali il simbolo azzurro era presente, con tre realtà nelle quali Forza Italia non avrebbe superato nemmeno l’uno per cento dei voti di lista. Numeri che, per il consigliere comunale, non possono essere derubricati a semplici difficoltà locali, ma rappresentano il sintomo di una gestione provinciale disorganizzata, priva di una linea politica chiara e incapace di valorizzare il radicamento territoriale.

Il riferimento politico è al coordinamento provinciale affidato al senatore Francesco Silvestro. Anche qui il problema non è soltanto numerico, ma di impostazione. Guangi parla di scelte non sempre rispettose delle dinamiche locali, di centrodestra forzato artificialmente in alcuni territori, di divisioni rispetto alla coalizione in altri, di civiche spurie e prive di una chiara identità politica. Da qui la richiesta di un coinvolgimento diretto del segretario nazionale Antonio Tajani e dei vertici regionali e nazionali, per aprire una verifica sullo stato del partito nella provincia più importante della Campania.

Poi c’è il terzo livello, quello cittadino, che va letto più come ulteriore segnale di disagio che come nodo principale della vicenda. Nelle stesse ore della fibrillazione interna, Giuseppe Pistone, consigliere della Municipalità 7, ha scritto ai vertici di Forza Italia ponendo il tema del ruolo della coordinatrice cittadina Iris Savastano in vista delle prossime comunali. Il punto sollevato è quello dell’opportunità politica: chi guida l’organizzazione cittadina, sostiene Pistone, non dovrebbe essere al tempo stesso indicato o percepito come possibile candidato. La formula usata è netta: chi è arbitro non può essere anche giocatore.

Messo in fila, il quadro è evidente. Nel giro di quarantotto ore, Forza Italia in Campania si è trovata davanti a tre fronti aperti: parlamentari nazionali e consiglieri regionali contro la gestione regionale, un consigliere comunale contro la gestione provinciale, un consigliere municipale contro l’assetto cittadino. Tre livelli diversi, Regione, Provincia e città, ma un’unica fotografia politica: il partito vive una condizione al limite, nella quale le fratture non sono più sotterranee e non possono essere archiviate come semplici incomprensioni personali.

Il tema, ormai, non è più stabilire chi abbia ragione nelle singole controversie. Il punto è che un partito che ambisce a essere centrale nel centrodestra non può arrivare alle prossime sfide elettorali con una guerra interna permanente, con dirigenti contestati a ogni livello, con il simbolo assente in molti territori e con il rischio che ogni scelta venga letta come imposizione, personalismo o regolamento di conti.

Anche perché il prossimo grande appuntamento elettorale non è una partita minore. È Napoli, il Comune della terza città d’Italia, la sfida per eleggere il sindaco di una capitale politica, amministrativa e simbolica del Mezzogiorno. Una competizione nella quale Forza Italia dovrebbe arrivare con una linea chiara, una struttura riconoscibile, un gruppo dirigente compatto e una proposta credibile per la città. Tutto il contrario di ciò che oggi sembra emergere dal confronto interno.

Napoli sarà il banco di prova più importante per misurare la tenuta del centrodestra e il peso reale degli azzurri nella coalizione. Per questo Forza Italia non può permettersi di presentarsi divisa tra sigle civiche, rivendicazioni contrapposte, risultati contestati e territori che chiedono ascolto. Se il partito vuole davvero recuperare centralità, deve chiarire linea, metodo e leadership prima che la campagna elettorale entri nel vivo.

Qualcuno, prima o poi, dovrà assumersi la responsabilità di mettere ordine. Perché una crisi che parte dalla Regione, passa per la Provincia e arriva fino alla città non è più una normale dialettica interna. È il segnale di un partito che rischia di consumare energie più contro se stesso che contro gli avversari. E se Forza Italia non riuscirà a risolvere politicamente questa frattura, saranno gli elettori, come sempre, a farlo nelle urne.

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