FORZA ITALIA, ROMA SCRIVE AI SETTE MA LO SCONTRO IN CAMPANIA NON SI FERMA
La crisi interna a Forza Italia in Campania, come già raccontato nei giorni scorsi su questo blog, entra ora in una fase apertamente politica e segna un salto di qualità nel confronto interno.
A cristallizzare la rottura, nei giorni scorsi, è stato il
documento firmato da sette tra i principali esponenti del partito: il senatore
Francesco Silvestro, la deputata Annarita Patriarca, il senatore Raffaele De
Rosa, il deputato Pino Bicchielli e i consiglieri regionali Livio Petitto,
Assunta Panico e Angela Parente.
Il giudizio è netto: “la gestione regionale è giunta al
capolinea”. Un passaggio che, pur senza citarlo esplicitamente, chiama in causa
il coordinatore regionale Fulvio Martusciello e ne mette in discussione la
guida politica e organizzativa. Non più una fisiologica dialettica interna, ma
una crisi che investe identità, metodo e credibilità del partito, con riflessi
anche nei rapporti con gli alleati.
Alla presa di posizione dei sette è seguita la risposta dei
vertici nazionali. Come riportato da Il Fatto Quotidiano, il tesoriere Fabio
Roscioli ha inviato una lettera riservata ai firmatari, richiamando la
necessità di riportare il confronto negli organismi interni ed escludendo il
coinvolgimento di Marina Berlusconi. Un passaggio che ristabilisce la
centralità del segretario nazionale Antonio Tajani e delimita il perimetro
dello scontro.
Il richiamo va letto anche in controluce. Il peso della
famiglia Berlusconi resta evidente negli equilibri del partito, ma viene
esercitato senza una diretta esposizione formale, evitando di trasformare una
dinamica interna in uno scontro politico più ampio.
C’è poi un elemento che rafforza la portata del documento
dei sette. I firmatari rappresentano il livello più alto della rappresentanza
istituzionale e conoscono bene le conseguenze di una presa di posizione così
netta. La scelta di mettere in discussione la gestione regionale difficilmente
può essere letta come un’iniziativa estemporanea, soprattutto considerando il
peso politico di Martusciello.
Nelle stesse ore, però, si muove anche un altro fronte.
Secondo quanto risulta, il coordinatore regionale avrebbe promosso una raccolta
di firme a suo sostegno che, tra dirigenti ed eletti, avrebbe superato quota
trecento, senza tuttavia una trasmissione formale ai vertici se non in forma
riservata.
Intanto, secondo quanto filtra, sarebbe in programma un
confronto diretto tra Antonio Tajani e Francesco Silvestro, passaggio che
potrebbe risultare decisivo per capire se esistono margini per una
ricomposizione.
Non tutti, però, leggono allo stesso modo questa fase. Tra i
meno oltranzisti prevale l’auspicio di una soluzione condivisa che consenta al
partito di ritrovare una linea unitaria. Altri, invece, osservano con maggiore
scetticismo l’evoluzione della vicenda e non escludono scelte diverse in
assenza di un cambio di passo.
A ben vedere, quanto sta accadendo in Campania si inserisce
in un quadro più ampio. Così come a livello nazionale, con i recenti cambi dei
capigruppo alla Camera e al Senato, anche sul territorio emerge con chiarezza
che dentro Forza Italia esiste una domanda di cambiamento.
Una dinamica che non appare più episodica, ma strutturale.
In questo contesto, il dato politico che si consolida è un
altro: la presenza della famiglia Berlusconi nelle dinamiche del partito tende
a crescere, pur mantenendosi su un piano non formalmente esposto, in modo
proporzionale all’avvicinarsi delle elezioni politiche del 2027.
Sarà ora la politica, nei suoi passaggi e nei suoi
equilibri, a determinare tempi e modalità di questa evoluzione.
La partita, dunque, resta aperta. E si intreccia con il
futuro del centrodestra in Campania, a partire da Napoli, dove restano ancora
da costruire la sintesi politica, la composizione della coalizione, la scelta
del candidato sindaco e la definizione di un programma condiviso.
È su questo terreno che si capirà se lo scontro lascerà
spazio a una nuova fase o segnerà una frattura più profonda.
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