DE GIOVANNI, DAL MONDO ARANCIONE AL PD: IL ROMANZO POLITICO DELLO SCRITTORE

 



Maurizio De Giovanni entra nella segreteria regionale del Partito Democratico della Campania guidata da Piero De Luca, con delega alla Cultura. La notizia potrebbe essere letta come una normale scelta politica di uno scrittore da sempre presente nel dibattito pubblico. Ma a Napoli le biografie contano, le stagioni amministrative lasciano tracce profonde e certi passaggi non sono mai soltanto organizzativi.

Il dato politico non è l’adesione al Pd in sé, bensì il percorso che conduce De Giovanni dentro un partito rispetto al quale il mondo arancione di Luigi de Magistris ha rappresentato per anni una delle più nette alternative cittadine. Ed è proprio con quell’esperienza che lo scrittore ha avuto una lunga sintonia pubblica, culturale e politica.

De Giovanni è stato considerato per anni una delle voci più autorevoli di quell’area civica e arancione che aveva accompagnato l’esperienza di governo a Palazzo San Giacomo. Un mondo nel quale si ritrovavano scrittori, artisti e intellettuali, da Erri De Luca allo stesso De Giovanni, accomunati dall’idea che la stagione di de Magistris potesse rappresentare un’alternativa ai partiti tradizionali e ai blocchi di potere consolidati. Non è un caso che entrambi figurino tra i contributi richiamati nel volume “La città ribelle, Il caso Napoli”, il libro dedicato proprio al racconto politico dell’esperienza dell’ex sindaco.

Ma non è solo memoria del passato. Appena due mesi fa, de Giovanni era alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, a Napoli, in dialogo con Luigi de Magistris per la presentazione del suo ultimo libro, “Attuare la Costituzione”. Un appuntamento pubblico che conferma come il rapporto con l’ex sindaco non appartenga soltanto agli anni della stagione arancione, ma sia rimasto visibile anche in tempi recentissimi.

Nel 2021, inoltre, De Giovanni risultò tra i firmatari dell’appello a sostegno della candidatura di Luigi de Magistris alla presidenza della Regione Calabria, sempre contro il PD, insieme a numerosi artisti, intellettuali e professionisti. Anche in quel caso non era una semplice cortesia personale. Quella candidatura veniva presentata come una proposta di radicale discontinuità rispetto ai blocchi di potere tradizionali. Era il linguaggio dell’alternativa civica, della rottura, della distanza dagli apparati.

Per questo l’approdo odierno nella segreteria regionale del Pd campano produce un cortocircuito evidente. La stagione di de Magistris nacque e si consolidò anche in contrapposizione al Partito Democratico, prima sul piano elettorale, poi su quello politico e amministrativo. A Napoli l’ex magistrato vinse contro i candidati sostenuti dal centrosinistra tradizionale, costruendo il proprio consenso proprio sull’idea di una rottura con gli apparati di partito. Per anni il mondo arancione si è raccontato come alternativa civica al Pd, ai suoi equilibri interni, alle sue correnti e alla sua classe dirigente locale. In Campania, poi, quella distanza si è intrecciata con il lungo scontro tra de Magistris e Vincenzo De Luca, trasformando la dialettica istituzionale tra Comune e Regione in una vera contrapposizione politica. Contrapposizione che tra qualche mese si ripresenterà, visto che de Magistris si ripresenta sindaco anche e di nuovo contro il PD.

C’è poi un altro tema, più delicato ma non secondario: l’opportunità per uno scrittore affermato, con un profilo pubblico costruito anche sulla libertà dello sguardo e sull’autonomia della parola, di entrare nell’organizzazione formale di un partito. Non perché l’impegno politico sia in sé disdicevole, anzi. La politica resta una forma alta di partecipazione civile, e chi sceglie di dedicarvi tempo, idee e responsabilità merita rispetto, non dileggio. Il punto è un altro: quando una figura intellettuale molto riconoscibile accetta una casella dentro una struttura di partito, inevitabilmente cambia anche la percezione pubblica della sua voce. Non parla più soltanto da osservatore, da scrittore o da cittadino impegnato, ma anche da dirigente, da componente di una squadra, da parte di un’organizzazione.

La notizia vera, forse, sta proprio qui. Il Pd campano prova a rivestirsi di società civile, cultura e profili esterni alla macchina tradizionale del partito, ma nel farlo arruola anche figure a lungo associate a una narrazione alternativa alla stessa storia politica del Pd napoletano e campano. Da un lato l’operazione può apparire come un tentativo di allargamento, dall’altro rischia di sembrare l’ennesima dimostrazione della capacità del sistema politico di assorbire anche ciò che per anni si era presentato come distante dagli apparati.

De Giovanni, da scrittore, conosce bene i colpi di scena. Questa volta, però, il cambio di trama non riguarda un commissario, un delitto o un’indagine letteraria. Riguarda la politica napoletana e campana. E il finale, almeno per ora, è paradossale: una delle figure culturali più riconoscibili della stagione arancione entra nella segreteria regionale del Pd, il partito rispetto al quale quel mondo aveva costruito buona parte della propria identità alternativa.

Lo scrittore ha escluso di voler utilizzare questo incarico come trampolino per una candidatura parlamentare. Dichiarazione legittima, che va registrata. Ma la politica, si sa, non vive soltanto di seggi in Parlamento. Vive anche di ruoli di governo, di incarichi culturali, di profili tecnici o civici chiamati a rappresentare una stagione nuova. E allora una domanda resta sullo sfondo: se il campo largo dovesse prevalere alle prossime elezioni politiche, un nome come quello di Maurizio De Giovanni potrebbe diventare spendibile per un ruolo di governo, magari proprio alla Cultura? Non sarebbe una candidatura elettorale, ma sarebbe comunque un approdo politico di primissimo piano.

Più che un semplice incarico nella segreteria regionale del Pd, dunque, questo ingresso somiglia all’ultimo capitolo di un romanzo politico tutto napoletano. Uno di quelli in cui i protagonisti cambiano scena, dichiarano di non cercare il Parlamento, ma intanto entrano nel luogo in cui si costruiscono relazioni, identità e possibili destini di governo.

 

 


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