VII MUNICIPALITÀ: MONOCOLORE 5 STELLE, PD INERTE E POLITICA SCOMPARSA



Dopo settimane di vicissitudini politiche e istituzionali, il quadro della VII Municipalità restituisce oggi un esito tanto paradossale quanto inedito.

Mozioni di sfiducia presentate e mai votate, dimissioni annunciate e poi inficiate, accordi e disaccordi consumati nel giro di poche ore, interventi dei partiti cittadini e provinciali, fino al coinvolgimento diretto del sindaco. E ancora, un azzeramento della giunta che sembrava preludere a una ricomposizione politica.

Il risultato finale è un altro.

Oggi la VII Municipalità è guidata di fatto da un monocolore Movimento 5 Stelle: presidente, vicepresidente e un assessore sono tutti espressione dei 5 Stelle, mentre Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra restano fuori dalla giunta.

Un epilogo che non ha incontrato veri ostacoli.

Il presidente ha compreso un dato politico essenziale: Pd e Avs non lo sfiduceranno mai e difficilmente arriveranno a dimissioni congiunte insieme all’opposizione, che invece si è sempre detta pronta a chiudere questa esperienza.

È questa la vera chiave della vicenda.

Una posizione di forza costruita non solo sui numeri, ma sulla consapevolezza che un’eventuale sfiducia o uno scioglimento anticipato rappresenterebbero un colpo politico e d’immagine per il cosiddetto campo largo, di cui il sindaco è il principale artefice a livello nazionale.

E così, mentre la crisi si trascinava tra tentativi di mediazione e soluzioni mai definitive, si è consolidato un assetto che oggi appare tutt’altro che condiviso.

A rendere ancora più evidente la natura della fase in corso è quanto accaduto dopo l’azzeramento della giunta.

Una volta definite le nuove nomine, il presidente ha offerto al Partito Democratico la vicepresidenza, nel tentativo di riequilibrare i rapporti interni. Un’offerta che, nei fatti, è apparsa come un rilancio, dopo che il Pd aveva respinto lo schema proposto dal presidente, ritenendo la suddivisione degli incarichi non adeguata a ricomporre la crisi.

Una dinamica che, per modalità e tempi, ricorda più una contrattazione che un confronto politico. Più una trattativa al rialzo che una sintesi programmatica.

E viene da chiedersi se non sarebbe più onesto spostare queste trattative fuori dagli uffici della Municipalità, direttamente tra i banchi del mercato rionale del Rione Berlingieri, il martedì. Lì almeno il gioco del rialzo è dichiarato, e nessuno lo confonde con la politica.

Il dato politico, però, resta.

Non si è arrivati a una sintesi, ma a un equilibrio di fatto. Non a una ricomposizione, ma a una gestione della crisi.

E mentre si discutono incarichi e posizioni, resta sullo sfondo la questione principale: il governo del territorio.

Perché alla fine, al di là delle formule politiche e degli equilibri interni, una domanda resta inevasa.

Chi governa davvero la VII Municipalità.

E soprattutto, per fare cosa.

Perché se la politica si riduce a trattativa permanente, allora non è solo una crisi di maggioranza.

È la politica stessa che, da queste parti, sembra aver smesso di abitare.

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