NOMINATI I DUE ASSESSORI, PUCA IN VETRINA E PD AI MARGINI

 


Alla fine, dopo tre anni per un assessore e 4 mesi per un altro, il decreto è arrivato. Gaetano Manfredi ha completato la giunta con l’ingresso di Carlo Puca e Valerio Di Pietro, portando a dieci il numero degli assessori. Dopo settimane di attese e trattative, la partita formale si chiude, ma quella politica resta tutta aperta.

Le deleghe assegnate chiariscono subito il quadro. Puca ottiene partecipazione attiva e immagine della città, cioè comunicazione istituzionale, processi partecipativi e strumenti di ascolto. Una funzione a forte esposizione pubblica, con un evidente ritorno mediatico, utile anche per rafforzare “Progetto Civico”, il contenitore politico che si muove nell’orbita del sindaco con l’ambizione di costruire consenso oltre il Partito Democratico.

Di Pietro, invece, assume la delega alla transizione digitale e smart city, con competenze su sicurezza informatica, connettività, protocollo e agenda digitale. Un ambito tecnico e strutturale che pesa nella gestione ma non nella rappresentazione, restando marginale sul piano politico e soprattutto privo della visibilità che accompagna le deleghe affidate a Puca.

A rendere ancora più evidente il disegno è un altro elemento. Le deleghe più pesanti, quelle lasciate da Paolo Mancuso e Luca Trapanese, ambiente e welfare, non vengono assegnate ai nuovi ingressi ma restano in capo agli assessori già in carica. Una scelta che evita di esporre i nuovi nominati ai dossier più complessi e logoranti e conferma una linea chiara, le deleghe che consumano consenso restano dove sono, quelle che lo producono cambiano mano.

Resta però un punto destinato a pesare nei prossimi mesi. Perché, al di là delle denominazioni formali, è difficile immaginare che la delega all’immagine della città affidata a Puca non finisca per incrociare, e in parte sovrapporsi, con il perimetro dei grandi eventi oggi in capo a Teresa Armato. Una sovrapposizione che, soprattutto sugli appuntamenti di maggiore impatto mediatico, rischia di trasformarsi in una vera e propria invasione di campo.

In questo equilibrio, costruito tra esigenze di partito e scelte del sindaco, la sensazione è netta. Le nomine mettono ordine sulla carta, ma redistribuiscono il peso politico in modo tutt’altro che neutrale. E mentre la giunta si completa, la partita sugli equilibri interni è appena cominciata.

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