FORZA ITALIA, SETTE ELETTI CONTRO MARTUSCIELLO: “GESTIONE AL CAPOLINEA”
Dalla tensione alla rottura. La crisi interna a Italia in Campania compie un salto definitivo e assume i contorni di una sfida politica aperta alla guida regionale del partito.
A segnarne il punto di svolta è un documento durissimo, sottoscritto da sette esponenti di primo piano: il senatore Francesco Silvestro, la deputata Annarita Patriarca, il senatore Raffaele De Rosa, il deputato Pino Bicchielli e i consiglieri regionali Livio Petitto, Assunta Panico e Angela Parente.
Il giudizio è netto: “la gestione regionale è giunta al capolinea”.
Un’affermazione che, pur senza citarlo esplicitamente, chiama in causa direttamente il coordinatore regionale Fulvio Martusciello e ne mette in discussione la guida politica.
Non si tratta più, scrivono i firmatari, di una fisiologica dialettica interna, ma di una crisi profonda che ha prodotto disordine organizzativo, perdita di identità politica e un grave danno reputazionale.
Il documento entra nel merito, indicando responsabilità precise: rapporti compromessi con gli alleati, posizioni che cambiano senza confronto, assenza di una linea politica riconoscibile. A questo si aggiunge una gestione definita accentrata e opaca, con organismi svuotati e decisioni prive di legittimazione politica.
Parole che trasformano il dissenso in una contestazione strutturata.
Non a caso, la richiesta che ne deriva è altrettanto chiara: un intervento straordinario dei vertici nazionali, fino al commissariamento della struttura regionale o, in alternativa, la nomina di un comitato di reggenza capace di ristabilire regole, trasparenza e direzione politica.
Il passaggio è decisivo perché arriva al termine di una sequenza che, negli ultimi giorni, ha visto crescere la tensione: dalla lettera dei coordinatori delle municipalità alla tregua elettorale, fino al tentativo dello stesso Martusciello di rilanciare l’iniziativa politica sulla città di Napoli e al successivo raffreddamento dei rapporti con gli alleati.
Ora, però, cambia la natura dello scontro.
Se fino a ieri si poteva parlare di equilibri in movimento, oggi emerge una presa di posizione che mette in discussione la gestione regionale nel suo complesso e ne chiede apertamente il superamento.
E c’è un elemento che pesa più degli altri: la convergenza tra parlamentari e consiglieri regionali. Un asse che trasforma il malcontento interno in una linea politica definita.
A questo punto, la partita non riguarda più solo gli assetti interni di Forza Italia, ma il ruolo stesso del partito nel centrodestra campano.
Perché mentre si chiede un cambio di guida, resta aperto il nodo dei rapporti con gli alleati, già messi alla prova nelle ultime settimane, e quello della costruzione di una proposta politica credibile per i territori e per Napoli.
Ed è proprio qui che la crisi interna si incrocia con il futuro della coalizione.
Perché su Napoli, oggi, sembra esserci ancora tutto da costruire: la condivisione dentro Forza Italia, quella di un centrodestra che fatica a trovare una linea comune, la scelta del candidato sindaco e la definizione di un progetto capace di parlare alla città.
La differenza, rispetto ai giorni scorsi, è che adesso il confronto non è più sotterraneo.
È aperto. E riguarda direttamente la leadership.

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