REFERENDUM, AFFLUENZA IN RIPRESA: IL 2026 PARTE MEGLIO DEL 2020

 


Segnali di vitalità. L’affluenza alle ore 12 del referendum costituzionale del 2026 si attesta al 14,76%, un dato che, se letto nel confronto storico, racconta una partenza più solida rispetto all’ultima consultazione referendaria.

Nel 2020, alla stessa ora, la partecipazione si fermava poco sopra il 12%. Oggi il quadro appare diverso: la crescita di oltre due punti percentuali indica che una quota più ampia di elettori ha scelto di recarsi alle urne già nelle prime ore della giornata.

Resta lontano il picco del 2016, quando alle 12 si sfiorava il 20%, preludio a una partecipazione finale superiore al 65%. Ma il confronto non può essere meccanico. Anche il referendum del 2026 si inserisce in un contesto politico attraversato da divisioni e contrapposizioni, seppur diverse per natura e intensità rispetto a quelle di dieci anni fa.

Il dato attuale si colloca dunque in una fascia intermedia, ma tutt’altro che neutra. L’affluenza sopra il 14% suggerisce che il referendum sta mobilitando un elettorato reale, segnale di una consultazione che, pur senza raggiungere i livelli del 2016, mantiene una sua capacità di incidere nel dibattito pubblico.

Uno sguardo ai territori conferma un quadro articolato. Nella provincia di Napoli l’affluenza media resta contenuta, ma con differenze significative tra i comuni. Il capoluogo, Napoli, si attesta al 12,15%, leggermente sotto la media nazionale delle ore 12.

Ai vertici della partecipazione si collocano Sant'Agnello con il 15,76%, Sorrento con il 14,91% e Meta con il 14,81%, dati che segnalano una maggiore mobilitazione in alcune aree della costiera.

Sul versante opposto, i livelli più bassi si registrano a Pimonte con il 6,67%, Visciano con il 6,77% e Agerola con il 7,45%, dove la partecipazione appare decisamente più contenuta.

La fotografia che emerge è quella di una partecipazione disomogenea, ma non marginale. Se il trend dovesse consolidarsi nel corso della giornata, il dato finale potrebbe collocarsi su livelli più alti rispetto al 2020, confermando una dinamica di partecipazione in ripresa.

Per ora, però, il messaggio è chiaro: il referendum del 2026 non è una consultazione di secondo piano. È una partita aperta, e i numeri delle prime ore lo dimostrano.



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