NAPOLI E CAMPANIA, IL CENTRODESTRA LITIGA E IL CAMPO LARGO RINGRAZIA
Elettori del centrodestra stufi di litigi e sgambetti, chiedono unità, programmi e una coalizione che parli finalmente con una sola voce
A guardarla da fuori, la scena è quasi surreale. In una regione e in una città dove il centrosinistra governa da anni, dove il cosiddetto campo largo prova a consolidarsi, dove ogni spazio politico andrebbe conquistato centimetro dopo centimetro, il centrodestra decide di fare cosa? Litigare.
Litigare sul capo dell’opposizione in Consiglio regionale. Litigare sui numeri. Litigare sui criteri. Litigare a colpi di comunicati stampa.
Intendiamoci, discutere è legittimo. Anche scontrarsi può essere fisiologico. Ma c’è un luogo per ogni cosa. Le coalizioni serie discutono nei tavoli di coordinamento, nelle riunioni politiche, nei vertici di coalizione. Non nelle agenzie di stampa e non con piccoli sgambetti istituzionali che finiscono per indebolire tutti.
E invece, proprio mentre il centrodestra governa il Paese e dovrebbe provare a costruire anche in Campania una alternativa credibile al centrosinistra, lo spettacolo offerto in queste ore è quello di una coalizione che parla lingue diverse, quando non opposte.
Peccato. Perché là fuori c’è un popolo che aspetta tutt’altro.
Gli elettori di centrodestra, quelli che in questi anni hanno continuato a votare anche sapendo di essere minoranza a Napoli e in Campania, non chiedono teatrini. Chiedono unità. Chiedono programmi. Chiedono proposte.
Chiedono, per esempio, che si cominci finalmente a discutere del prossimo candidato sindaco di Napoli, di una visione per la città, di una strategia politica per contendere davvero il governo del territorio al centrosinistra.
Chiedono anche che si racconti e si valorizzi ciò che il governo nazionale sta facendo per Napoli. A cominciare da Bagnoli, dove per la prima volta dopo decenni si intravede una prospettiva concreta di trasformazione e investimenti.
Temi che dovrebbero stare al centro del dibattito politico. E che invece restano spesso sullo sfondo, coperti dal rumore delle polemiche interne.
Nel frattempo il campo largo del centrosinistra prova a rafforzarsi e a presentarsi come blocco compatto. E la verità è che quella crescita non è dovuta soltanto alle scelte degli avversari. È dovuta anche alla scarsa incidenza di un centrodestra che troppo spesso appare diviso e incapace di parlare con una sola voce.
La storia recente dovrebbe insegnare qualcosa. Dieci anni fa il centrosinistra napoletano implose tra correnti, personalismi e guerre interne. Fu quello il terreno su cui Luigi de Magistris costruì il suo successo politico. E qualcuno arrivò perfino a invocare il famoso “lanciafiamme” per fare pulizia nel Partito democratico.
Oggi nessuno auspica roghi politici. Ma una cosa è certa: se il centrodestra vuole davvero contendere Napoli e la Campania al centrosinistra, deve prima dimostrare di essere una coalizione. Non una somma di partiti. Non un’arena di rivalità.
Una coalizione che discute al proprio interno, decide e poi parla con una sola lingua.
È quello che gli elettori si aspettano. Ed è quello che, finora, faticano a vedere.
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