MUNICIPALITÀ E DECENTRAMENTO: NAPOLI E ROMA A CONFRONTO, IL NODO È IL POTERE
Il caso dei gettoni di presenza nelle municipalità di Napoli apre un confronto diretto con il modello di Roma Capitale, mettendo in evidenza differenze strutturali che vanno ben oltre gli importi percepiti.
Partiamo dai numeri.
A Napoli le municipalità sono 10, ciascuna con circa 30 consiglieri e una popolazione media intorno ai 90mila abitanti. A Roma, invece, i Municipi sono 15, con 24 consiglieri più il presidente e una popolazione che oscilla tra i 150mila e i 250mila residenti, praticamente il doppio.
Anche la composizione degli organi esecutivi cambia. Nelle municipalità napoletane la giunta è composta dal presidente, da tre assessori e da un vicepresidente scelto tra i consiglieri. Nei Municipi romani, invece, il presidente è affiancato da una giunta più ampia, con fino a sei assessori, tra i quali può essere individuato anche il vicepresidente.
Sul piano economico, però, le differenze si assottigliano solo in parte.
A Napoli il gettone di presenza per i consiglieri municipali è attualmente pari a 46,58 euro, con un tetto massimo di 22 sedute mensili, per un importo complessivo che può arrivare a circa 1.000 euro lordi. Un tetto che, però, risulta difficilmente raggiungibile.
Il motivo è regolamentare.
L’interpretazione dell’articolo 65 del regolamento del Consiglio comunale, oggi applicato in modo stringente a seguito dei rilievi della Corte dei Conti, prevede che le commissioni debbano essere riconducibili agli indirizzi degli organi di governo della municipalità, limitando di fatto l’autonomia dei presidenti di commissione. Un meccanismo che riduce drasticamente il numero delle sedute effettivamente convocabili, comprimendo sia l’attività politica sia i compensi percepibili.
A Roma, invece, i consiglieri municipali percepiscono un gettone di presenza di circa 65 euro, con un tetto che consente di arrivare fino a circa 1.300 euro lordi mensili. Importi complessivamente simili, ma inseriti in un sistema più lineare sul piano regolamentare, nel quale i presidenti di commissione possono convocare le sedute con maggiore autonomia, senza le restrizioni legate al preventivo assenso degli organi di governo della municipalità e su ordini del giorno ritenuti pertinenti.
Su questo fronte, l’ultima notizia arriva direttamente dal sindaco Gaetano Manfredi, che ha annunciato l’intenzione di modificare il regolamento delle Municipalità, confermando di fatto quanto emerso nei giorni scorsi: «tutte le cose vanno fatte con la giusta misura» e, se da un lato è necessario garantire «l’agibilità politica», dall’altro «ci sono delle regole che vanno rispettate», perché «non c’è nessuno al di sopra delle regole». Va evidenziato che il rispetto delle regole sarebbe proprio il ruolo e il compito dei direttori di municipalità...
Tornando alle differenze tra le municipalità romane e napoletane, queste diventano più marcate salendo di livello.
A Napoli, dopo la recente riforma, i presidenti di municipalità percepiscono circa 4.500 euro lordi mensili, mentre gli assessori, incluso il vicepresidente, si attestano intorno ai 2.200 euro lordi, in seguito alla rimodulazione che li ha portati al 50% dell’indennità del presidente.
A Roma, i presidenti di Municipio percepiscono circa 6.200 euro lordi mensili, mentre gli assessori municipali si collocano intorno ai 3.400 euro lordi mensili, pari al 55% dell’indennità del presidente.
Al netto di regole e compensi, le municipalità restano il primo fronte tra cittadini e istituzioni, il livello in cui si scaricano ogni giorno le esigenze più concrete del territorio.
Eppure, sia a Napoli che a Roma, il nodo resta lo stesso: il decentramento amministrativo è rimasto incompiuto.
Nonostante le norme e le riforme, le municipalità e i Municipi continuano a operare con margini limitati, senza una reale autonomia finanziaria e decisionale. Una condizione confermata da tempo a Napoli ma anche da esponenti delle municipalità romane, che evidenziano come, al di là delle previsioni normative, molte competenze restino accentrate e i Municipi dispongano di strumenti operativi limitati.
Una dinamica che ha una spiegazione politica prima ancora che tecnica: cedere potere ai territori non è mai semplice e raramente è conveniente per i livelli centrali di governo.
Così, il processo di decentramento si è progressivamente arenato, fermandosi tanto nella Capitale d’Italia quanto in quella che viene spesso definita la capitale del Mezzogiorno.
Un aspetto riguarda anche il livello del Consiglio comunale: nella Capitale, infatti, i consiglieri comunali non percepiscono gettoni di presenza, ma un’indennità di funzione mensile pari a circa 6.800 euro lordi, prevista dalla normativa speciale su Roma Capitale, unico caso in Italia. Un modello che riconosce il ruolo nella sua continuità e non nella singola presenza, come avviene negli altri comuni.
Non è solo una differenza economica, ma anche simbolica.
Nella Capitale, i consiglieri comunali vengono comunemente chiamati “onorevoli”.
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