IL M5S SI PRENDE TUTTO: VOTI, MERITI E LIBERTÀ DI SCELTA

 

La Campania esce dal piano di rientro sanitario dopo diciannove anni. Una notizia attesa da tempo, che chiude una lunga stagione di vincoli e controlli e apre, almeno formalmente, una fase nuova per il sistema sanitario regionale.

Su questo risultato interviene Roberto Fico, scegliendo un registro istituzionale, ordinato, quasi neutro. Nelle sue parole si parla di un “risultato importante”, della possibilità di programmare investimenti, assumere personale, rafforzare il sistema sanitario. I ringraziamenti sono ampi, rivolti al ministro, agli uffici, agli operatori, e includono anche un riferimento alla “giunta precedente”. Tuttavia, in questo passaggio manca un elemento preciso: il nome di Vincenzo De Luca non viene mai citato. Il passato viene riconosciuto, ma resta senza un volto, quasi come se fosse una stagione amministrativa indistinta, più evocata che realmente identificata.

Il cambio di registro diventa evidente con la dichiarazione di Luca Trapanese, consigliere regionale ed ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli. Qui il riferimento al passato scompare del tutto. Non c’è più alcun richiamo a un percorso lungo quasi vent’anni, né alla complessità di una gestione che ha attraversato fasi diverse. Il risultato viene ricondotto con nettezza all’attuale guida politica, sintetizzato in un ringraziamento esplicito al presidente Fico e alla sua giunta. È una narrazione che concentra il punto di arrivo nel presente, comprimendo il tempo e riducendo la traiettoria che ha portato all’uscita dal piano a un esito riconducibile all’oggi.

Eppure, se si guarda alla sequenza degli eventi, il quadro, più articolato, offre già una chiave di lettura.

Il Movimento 5 Stelle ha costruito negli anni una linea di opposizione netta nei confronti di Vincenzo De Luca, criticandone il modello di governo e indicandolo come un sistema da superare.

In questa linea si collocano anche le posizioni espresse da Roberto Fico, che ha più volte parlato della necessità di superare il modello Campania, e da Giuseppe Conte, che ha indicato come indispensabile una discontinuità politica rispetto alla gestione De Luca, tratteggiando quella stagione come un’esperienza da archiviare più che da accompagnare.

Successivamente, però, quello stesso Movimento ha accettato la presenza di Vincenzo De Luca all’interno del perimetro della coalizione regionale, scegliendo opportunisticamente di non rinunciare a un bacino di consenso ritenuto decisivo per la vittoria di Roberto Fico.

Gli ha quindi consentito di presentarsi con una propria lista, “A testa alta”, che ha ottenuto quattro rappresentanti in Consiglio. Nella formazione della giunta è stata inoltre inclusa una figura come Fulvio Bonavitacola, già vicepresidente della Regione nella stagione precedente. Infine, sul piano politico, il Movimento si giova dei risultati maturati lungo quel percorso, culminati proprio nell’uscita dal piano di rientro.

Quando però il quadro si sposta su Salerno, la linea cambia nuovamente. De Luca decide di candidarsi a sindaco nella città che rappresenta il centro della sua storia politica, una candidatura che appare, almeno sulla carta, altamente competitiva. In questo contesto, si sarebbe potuto immaginare una replica del modello di alleanza costruito a livello regionale. Il Movimento 5 Stelle, invece, sceglie di non partecipare, senza aprire una reale discussione su un’eventuale convergenza. Il cosiddetto “campo largo”, che ha trovato una sua applicazione in Campania e a Napoli, non viene riproposto in quella che è, simbolicamente e politicamente, la città di De Luca.

Parallelamente, il Partito Democratico adotta una strategia ancora diversa. Pur avendo tra i propri iscritti lo stesso De Luca, ed essendo stato il partito di riferimento della sua esperienza alla guida della Regione, decide a Salerno di non presentare il proprio simbolo. Il sostegno arriva attraverso una lista civica, una scelta che appare funzionale a mantenere equilibri già complessi all’interno della coalizione. Il dato politico resta significativo: nella città di De Luca, e nella città del figlio Piero De Luca, oggi segretario regionale del partito, il simbolo del Partito Democratico non compare sulla scheda elettorale.

Ne emerge un quadro in cui il Movimento 5 Stelle riesce a prendersi tutto: i voti di Vincenzo De Luca, decisivi per la vittoria di Roberto Fico, i risultati maturati durante quella stagione, a partire dall’uscita dal piano di rientro sanitario, e al tempo stesso la libertà di sottrarsi all’alleanza a Salerno, imponendo la propria linea senza che questo metta in discussione gli equilibri complessivi.

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