FICO E LA FESTA CHE NON LO RIGUARDA

 


       


Napoli canta. La Campania pure. Sal Da Vinci vince il Festival di Sanremo, la città si riconosce in quel trionfo popolare, i social esplodono, le istituzioni si accodano.

Alcune con prontezza.

Il sindaco Gaetano Manfredi è tra i primi a congratularsi pubblicamente. Messaggio chiaro, orgoglio per Napoli, invito ufficiale a Palazzo San Giacomo già annunciato. Tempismo istituzionale, gesto simbolico, presenza.

Poi c’è il presidente della Regione, Roberto Fico.

Quasi mezzogiorno di oggi. Silenzio.

Nessuno gli chiedeva di intonare il ritornello. Nessuno pretendeva che replicasse i gesti ormai virali del cantante. Bastava una riga, una formula istituzionale, un cenno di riconoscimento.

Perché qui non si discute di estetica musicale. Si discute di rappresentanza. Quando un artista campano porta a casa il trofeo dell’Ariston, non è solo spettacolo, è identità collettiva. È un pezzo di Campania che sale sul palco nazionale.

Forse il genere non lo entusiasma. Legittimo. Forse il nazional-popolare non rientra nel suo perimetro culturale. Possibile. Oppure quel titolo così assertivo, così netto, avrà fatto scattare qualche riflesso prudenziale. Un “sì” cantato a pieni polmoni, in tempi in cui ogni sì e ogni no diventano materia politica, può sembrare terreno scivoloso anche quando è soltanto musica.

Ironia a parte, resta un fatto: mentre il sindaco si espone e invita, la Regione tace.

E in politica, quando uno parla e l’altro no, il contrasto si vede. La città applaude. Il Comune apre le porte. Il Palazzo regionale resta immobile.

Non è una questione di note alte o basse. È una questione di presenza. E quando governi una terra che vive di simboli, anche un messaggio mancato diventa simbolico.

E viene quasi da sorridere pensando che proprio lui, anni fa, dedicò la sua tesi di laurea alla musica neomelodica napoletana. Evidentemente, tra l’aula universitaria e Palazzo Santa Lucia, qualche spartito si è perso per strada...

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