CENTRODESTRA CAMPANO, PIÙ SCONTRI CHE STRATEGIA

 

Prima le commissioni, poi il capo dell’opposizione, quindi le candidature nei comuni. Non è un episodio isolato, ma una sequenza che, letta nel suo insieme, restituisce l’immagine di un centrodestra campano attraversato da tensioni crescenti.

Il primo passaggio si consuma in Consiglio regionale. La Lega, con il sostegno di Fratelli d’Italia, ottiene la presidenza di una commissione speciale che Forza Italia considerava di propria competenza. Un episodio che va oltre la semplice distribuzione degli incarichi e che segna un riequilibrio nei rapporti interni alla coalizione.

A questo si aggiunge il confronto sulla guida dell’opposizione. La proposta di indicare Gennaro Sangiuliano trova una convergenza significativa tra Lega e Fratelli d’Italia, ma incontra la netta contrarietà di Forza Italia, che rivendica un diverso criterio di rappresentanza e si orienta su un’altra soluzione. Anche in questo caso, il dissenso non resta confinato al piano interno, ma si manifesta apertamente. Il confronto si è ulteriormente irrigidito nelle ultime ore; Fulvio Martusciello ha attaccato apertamente Gennaro Sangiuliano su un emendamento relativo a Palma Campania, accusandolo di voler legare le scelte di finanziamento a logiche elettorali più che a una visione complessiva di sviluppo. Un rilievo politico netto, che conferma come il dissenso tra le componenti della coalizione non sia episodico, ma si stia progressivamente estendendo anche ai contenuti.

Nel frattempo, le difficoltà emergono anche sui territori. Ad Avellino, in vista delle elezioni comunali, la coalizione non riesce a trovare una sintesi condivisa. Da un lato l’ipotesi di una candidatura civica senza simboli di partito, dall’altro la volontà di mantenere un profilo politico più definito. Il risultato è un quadro frammentato, con posizioni distanti e ancora in cerca di un punto di equilibrio.

Sono passaggi diversi, ma legati da un filo comune: la difficoltà a costruire decisioni unitarie su questioni rilevanti.

Il tema, tuttavia, non è l’esistenza di divergenze, che in una coalizione sono fisiologiche. È piuttosto la loro gestione. Quando il confronto si traduce sistematicamente in contrapposizione pubblica, il rischio è quello di indebolire la percezione complessiva di affidabilità e coesione.

Il contesto, peraltro, richiede tutt’altro approccio. Le elezioni comunali della primavera rappresentano un banco di prova immediato. Ma soprattutto, sullo sfondo, si avvicina un appuntamento destinato a segnare gli equilibri futuri: Napoli 2027.

Si tratta di una realtà amministrativa complessa, una città di circa un milione di abitanti, articolata in dieci municipalità che, per dimensione e popolazione, sono paragonabili ciascuna a città come Salerno, Ferrara o Piacenza. Governarla richiede una classe dirigente preparata e un progetto politico costruito nel tempo.

Per questo, in contesti simili, la scelta del candidato sindaco avviene con largo anticipo. Non è un passaggio formale, ma l’esito di un percorso di consolidamento politico e civico. Oggi, invece, il centrodestra si avvicina all’appuntamento senza aver ancora individuato una figura condivisa e riconoscibile.

È questo l’elemento che merita maggiore attenzione. Più delle singole polemiche, è la mancanza di una strategia complessiva a rappresentare il nodo centrale.

In una fase come questa, sarebbe utile riportare il confronto dentro sedi politiche adeguate, capaci di definire regole, priorità e obiettivi comuni. Non per eliminare le differenze, ma per renderle compatibili con una prospettiva unitaria.

La Campania, per complessità e rilevanza, non consente improvvisazioni prolungate. E le dinamiche interne a una coalizione, se non governate, rischiano di incidere direttamente sulla sua capacità di presentarsi come alternativa credibile.

Più che una ricomposizione formale, serve un chiarimento politico. E serve in tempi non troppo lunghi. Gli elettori di centrodestra attendono.

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