ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE, SCINTILLE IN CONSIGLIO COMUNALE
Domani il Consiglio comunale di Napoli discuterà l’ordine del giorno sulla rottamazione delle cartelle. Un atto che nasce tecnico ma che si è rapidamente trasformato in terreno di scontro politico.
La proposta, presentata dal capogruppo Fulvio Fucito della lista Manfredi Sindaco, impegna l’amministrazione ad aderire alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2026. La norma consente ai Comuni di permettere ai contribuenti di estinguere le cartelle esattoriali pagando il solo capitale, senza sanzioni e interessi. Una facoltà e non un obbligo. Ed è proprio su questa scelta discrezionale che si gioca la partita.
La posizione di D’Angelo è già stata resa pubblica ed è contraria. Una linea che domani dovrà misurarsi con l’orientamento del resto della maggioranza. Secondo fonti ritenute attendibili, l’assessore al Bilancio Pierpaolo Baretta avrebbe personalmente sollecitato i gruppi di maggioranza, a nome proprio e del sindaco Gaetano Manfredi, per compattare il fronte favorevole.
Il tema va oltre la contabilità. È politico. Perché mentre una parte del centrosinistra teme l’effetto “condono”, l’opposizione è pronta a votare a favore, rivendicando coerenza rispetto a una norma nazionale già approvata dal Parlamento. Se la legge consente ai Comuni di applicare la rottamazione delle cartelle, perché Napoli dovrebbe tirarsi indietro?
Il nodo è qui. Consentire a chi è rimasto indietro, per necessità o per altre ragioni, di chiudere le proprie pendenze senza il peso di sanzioni e interessi può rappresentare un’occasione di recupero di risorse e di alleggerimento sociale. Per altri, invece, rischia di essere un segnale sbagliato verso chi ha sempre pagato regolarmente.
Domani l’aula sarà chiamata a scegliere tra queste due visioni. E si capirà se la maggioranza reggerà l’urto interno oppure se il voto sulla rottamazione delle cartelle diventerà il primo vero banco di prova politico del 2026 per l’amministrazione Manfredi.
Napoli potrebbe così avere il suo “condono” comunale. Con effetti non solo finanziari, ma soprattutto politici.
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