UNA SCATOLA CHIUSA DA 16 MILIARDI DI EURO
✍️ di Raffaele Ambrosino
Mancano appena quattordici giorni al voto, ma le due principali coalizioni in corsa per la guida della Regione Campania non hanno ancora presentato un vero programma di governo. Né il centrodestra né il centrosinistra hanno illustrato ai cittadini cosa intendono fare, in concreto, sui temi centrali della sanità, dei trasporti, dei rifiuti, del lavoro e dello sviluppo.
Eppure chiedono di amministrare sedici miliardi di euro di bilancio pubblico, soldi dei contribuenti, senza aver spiegato nello specifico come pensano di utilizzarli.
Qualcosa di simile a un programma, seppur in forma sintetica, lo hanno presentato soltanto Campania Popolare e PER (Per l’Equità e il Rilancio), con i candidati Giuliano Granato e Sergio Campanile, che almeno hanno messo nero su bianco alcune proposte e priorità.
Non si comprende, invece, il comportamento del centrodestra e di Edmondo Cirielli, che hanno pubblicizzato solo delle slide generiche. Avrebbero un vantaggio enorme nel rendere pubblico il proprio programma dettagliato e confrontarlo con quello, ancora inesistente, di Roberto Fico. L’ex presidente della Camera, infatti, si trova in evidente difficoltà: presentare un programma significherebbe misurarsi con l’eredità politica di Vincenzo De Luca, con cui i contrasti sono numerosi e noti. A cominciare dalla realizzazione de Il Faro, il megaprogetto da 700 milioni di euro per trasformare l’area orientale di Napoli, a detta di De Luca, in un polo di ricerca, innovazione e sviluppo produttivo.
Ma le divergenze non si fermano lì. Anche sulla misura che prevederebbe un reddito di cittadinanza regionale, nessuno ha spiegato come realizzarla, con quali risorse, a quali categorie destinarla e a quali norme legarla.
Le uniche indicazioni, non scritte ma solo verbali, arrivano dagli interventi pubblici che i candidati tengono nelle varie manifestazioni elettorali, dove annunciano punti di progetto generici e spesso banali, come “abbatteremo le liste d’attesa”, senza però dire come, con quale metodo e con quali risorse.
In sintesi, a due settimane dalle elezioni, i cittadini campani non sanno ancora che cosa vogliono fare davvero i principali candidati. Questa cosa peraltro, non sembra meravigliare nessuno, a cominciare dai media e dagli stessi politici, si parla di un dibattito tra i candidati, su quali basi, su quali programmi si confronteranno?
Tornando agli elettori, ch non ha un orientamento politico rigido, chi decide di volta in volta in base alle proposte concrete, come può orientarsi senza poter leggere un programma, senza sapere cosa ogni candidato intende fare per la Campania?
Perché qui non si tratta di un voto come gesto di appartenenza, ma di un’attestazione di fiducia, di un concedere carta bianca a chi poi dovrà governare con delibere, numeri, risorse e strutture.
E un’amministrazione responsabile si fonda su un patto con gli elettori, che devono sapere con chiarezza a cosa aderiscono con la loro preferenza.
Finché questo patto non sarà ristabilito, l’astensione continuerà a crescere, figlia di una politica che chiede fiducia ma non la merita.

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