LETTERA DALL'ALDILA' AI CANDIDATI PRESIDENTE DELLA REGIONE CAMPANIA

 


Ai candidati alla Presidenza della Regione Campania,

Egregi, vi scrivo da un luogo dove non arrivano più le vostre promesse, né le vostre campagne elettorali.

Da qui, dall’aldilà, vi scrivo con rammarico e con l’amarezza di chi ha capito troppo tardi che la propria vita valeva meno di una decisione politica.

Mi chiamo Antonio, avevo 57 anni e vivevo a Secondigliano. Avevo ancora sogni, progetti e una famiglia che contava su di me. Ma un giorno di febbraio, alle cinque del pomeriggio, il mio cuore ha deciso di tradirmi.

Un dolore lancinante al petto, il respiro che si faceva corto. Ho capito subito che era qualcosa di grave. Il mio amico Mario, preso dal panico, chiamò il 118, ma l’ambulanza non arrivò. Bloccata nel traffico, forse. Come sempre a quell’ora. Così Mario decise di portarmi lui stesso in ospedale.

Peccato che il pronto soccorso più vicino, il San Giovanni Bosco, fosse chiuso da anni. Scelta di riorganizzazione, l’avevano chiamata. Un riassetto della rete di emergenza. Se fosse stato aperto, a due passi da casa mia, oggi non starei scrivendo.

Puntammo quindi al pronto soccorso del Cardarelli. Ma quel maledetto traffico delle ore di punta rese quei chilometri un viaggio senza ritorno. La mia vita si spense prima di vedere l’insegna dell’ospedale. Chiusi gli occhi nell’auto di Mario, tra le sue urla disperate e i clacson di chi ci superava, indifferente.

Non so se abbiate mai provato a immaginare cosa significhi morire perché qualcuno ha deciso che un’intera area della città non meritava un pronto soccorso funzionante. Non so se riuscirete mai a sentire il peso delle mie ultime parole, il terrore di sapere che non ce l’avrei fatta.

Ma da qui, dall’aldilà, posso dirvi una cosa: chiudere il San Giovanni Bosco è stato come firmare condanne a morte anticipate per quelli che, come me, avrebbero avuto bisogno solo di qualche minuto in meno. Di qualche chilometro in meno. Di una scelta politica diversa.

Poi, qualche tempo fa, ho letto che si parlava di una possibile riapertura. Si cercavano medici in pensione, si annunciavano soluzioni, si prometteva di restituire un presidio a un intero quartiere dimenticato. Per un momento ho creduto che qualcosa potesse cambiare.
Ma anche quella volta non è accaduto nulla. Tutto è rimasto fermo, immobile, come me.

E pensare che, sempre a Napoli, nella zona Est della città, nella Sesta Municipalità, ci sono addirittura due pronto soccorso: quello dell’Ospedale del Mare e quello di Villa Betania.
Ne sono felice per chi vive lì, perché ogni vita salvata è una vittoria per tutti.
Ma a me, Antonio di Secondigliano, questa disparità è costata la vita.

Vi prego, ricordatevi di me. Ricordatevi di chi non ce l’ha fatta perché la propria vita si è persa nell’attesa, nel traffico, in una decisione sbagliata.

Purtroppo non vi posso votare, perché da dove sono posso solo pregare per voi. Pregare che, almeno questa volta, proviate davvero a risolvere il problema, affinché un altro Antonio possa salvarsi.

E dall’aldilà spero di vedere il giorno in cui il San Giovanni Bosco riaprirà davvero.
Spero che sarà la prima cosa che farete da presidente.

Con tutto il rammarico di chi non ha avuto un’ultima possibilità, vi saluto.

Antonio

Commenti

  1. Mi spiace rilevare che lei ribadisca un concetto che invece di essere la soluzione e’ invece la cUsa del problema. Non servono una miriade di ospedali inutili deserti e non attrezzati, il cui indice di occupazione dei posti letto e’ inferiore al minimo di legge ( 80% ) ossia del 40/50 %. Occorrono centri ad ata specialità ed un ottimo servizio di 118 con medici a bordo che diagnosticano la patologia in loco e smistano dove si possa trovare tutto quel che serve. Le botteghe per occupare gebrd e clienti non servono. Saluti

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