NAPOLI, TRA SCUSE E COERENZA, TRA ALBANESE E SALVINI

 




Le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per la Palestina, hanno sollevato a Napoli una polemica che ha superato i confini della diplomazia e del buon senso. Nel corso di un incontro pubblico, la giornalista aveva detto che “a differenza dei napoletani, i milanesi sanno che la mattina presto si va a lavorare”. Una battuta, ha poi spiegato, “mal compresa e manipolata” da chi voleva metterla in cattiva luce.

Dopo giorni di reazioni, Albanese è tornata sull’episodio con parole di affetto e appartenenza: “Come potrei offendere la mia terra? Sono fiera meridionale, irpina, campana prima che italiana”.

Le scuse, però, non hanno placato le reazioni. Da più parti, in Consiglio comunale e sui social, esponenti politici e cittadini hanno espresso amarezza per quelle parole ritenute discriminanti verso Napoli e la sua gente. In tanti hanno ricordato che i napoletani non si svegliano tardi, ma ogni giorno affrontano con dignità e sacrificio una realtà complessa, senza mai rinunciare alla propria identità.

In sua difesa è intervenuto il consigliere comunale Rosario Andreozzi, estensore della proposta approvata a maggioranza in Consiglio per conferirle la cittadinanza onoraria: “Francesca Albanese è una donna coraggiosa, simbolo di impegno civile e di difesa dei diritti umani. Le sue parole sono state travisate: non c’era alcuna intenzione offensiva verso Napoli o i napoletani. Il riconoscimento che la città le ha voluto tributare resta pienamente valido e meritato”.

Ora la decisione finale spetta al sindaco di Napoli, che dovrà confermare o meno la cittadinanza proposta dal Consiglio. Un atto che, qualunque sia l’esito, sarà anche una prova di coerenza.

Perché se oggi si sceglierà di accettare le scuse di Francesca Albanese e confermarle la cittadinanza onoraria, allora andranno accettate, con lo stesso spirito, anche le scuse che Matteo Salvini pronunciò nel 2009, quando dopo i cori antinapoletani intonati a Pontida parlò di “sfottò calcistico” e disse: “Se ci sono napoletani che si sono sentiti offesi, porgo le mie più sincere e sentite scuse”.

Nel giorno in cui il sindaco firmerà l’atto di conferma della cittadinanza alla relatrice Onu, potrebbe essere l’occasione per accogliere idealmente anche quelle scuse, giunte da un contesto diverso ma nate dallo stesso riconoscimento di un errore.
Sarebbe un gesto di civiltà e di equilibrio, perché Napoli non deve perdonare a senso unico: deve semplicemente essere giusta, come la sua storia e il suo cuore insegnano.
Altrimenti non si perdoni nessuno dei due.


✍️ di Raffaele Ambrosino

Commenti

  1. Cmq se Cirielli rompesse la coalizione in Campania con la Lega potremmo vincere. Da quando sono presenti in Campania prendiamo solo batoste. Serve un atto di coraggio. Sul territorio di Napoli, Benevento e Salerno è impossibile per noi fare campagna elettorale con questo fardello. Il problema sono i cittadini che non si interessano di politica che ci insultano quando parliamo di Lega a Napoli.

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