IL M5S DEGLI ISCRITTI CHE NON VOTANO
✍️ di Raffaele Ambrosino
Si è chiusa ieri alle 22 la consultazione online del Movimento 5 Stelle in Campania, con cui gli iscritti erano chiamati ad approvare o respingere la lista regionale dei candidati al Consiglio predisposta dal vertice nazionale e collegata alla candidatura di Roberto Fico alla presidenza della Regione. Hanno votato 3.429 iscritti su 13.948 aventi diritto, pari al 24,58 per cento. Di questi, 3.048 hanno approvato la lista e 381 si sono espressi contro. In pratica, i voti favorevoli rappresentano appena il 21,8 per cento del totale degli iscritti, mentre i contrari equivalgono all’11 per cento dei votanti. Un’affluenza così bassa trasforma la consultazione più in una ratifica che in una scelta. Tre iscritti su quattro hanno preferito non partecipare, segno di una base disillusa e distante, ben lontana dallo spirito originario di un movimento che aveva fatto della partecipazione il proprio mantra fondativo. La modalità di voto ha contribuito a raffreddare l’entusiasmo: la lista è stata presentata in blocco, già predeterminata, escludendo militanti storici e consiglieri comunali con esperienza per fare spazio a nomi scelti dall’alto. Il risultato è stato un voto senza confronto, ridotto a un atto di fiducia verso la linea nazionale. Ma il dato più interessante riguarda proprio gli astenuti. Nel Movimento non esiste alcun meccanismo di decadenza per chi non partecipa: un iscritto resta tale, con pieni diritti di voto, anche se non si esprime per anni. È la categoria degli “iscritti dormienti”, un esercito silenzioso di elettori virtuali che può risvegliarsi al momento opportuno. Pensare male, a volte, è solo un modo realistico di leggere la politica. Perché quella platea apparentemente disinteressata potrebbe tornare utile nelle prossime parlamentarie, quando la scelta dei candidati al Parlamento passerà di nuovo attraverso il voto online. E allora, quei diecimila campani che non hanno votato ora potranno essere “riattivati” in blocco per sostenere gli aspiranti deputati o senatori più organizzati. In un sistema senza quorum e con circoscrizioni limitate, poche centinaia di voti possono orientare un’intera graduatoria. Così, il non-voto di oggi rischia di trasformarsi nel voto decisivo di domani. Un paradosso per un movimento nato per restituire potere agli attivi, che finisce invece per dipendere dai dormienti. A guardarla bene, più che una prova di democrazia interna, sembra una pantomima partecipativa, un rito digitale svuotato di senso. E forse, per onestà — quella stessa tanto richiamata dal Movimento — farebbero meglio a riconoscerlo apertamente e ad adottare le stesse regole di selezione in uso nel restante arco costituzionale.

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