IL CANDIDATO CHE VINCE PRENDE TUTTO, ANCHE CON LISTE DEBOLI
✍️ di Raffaele Ambrosino
Se le liste fanno flop e il candidato presidente vince di un solo voto sugli avversari, avrà comunque la maggioranza in Consiglio con almeno il 60 per cento dei consiglieri, nel caso della Campania 30 seggi su 50 totali. È il cuore della legge elettorale regionale, che garantisce al presidente eletto una maggioranza stabile a prescindere dal risultato delle liste che lo sostengono.
Per assurdo, se un candidato presidente vincesse sugli altri e le sue liste conseguissero appena il 20 per cento dei voti, a quelle stesse liste verrebbero comunque assegnati il 60 per cento dei seggi, cioè 30 consiglieri su 50. Una sproporzione voluta dal legislatore per assicurare governabilità anche a fronte di un consenso di lista molto limitato.
La legge regionale n. 4 del 27 marzo 2009, modificata nel 2024, prevede infatti un premio di maggioranza a favore delle liste collegate al candidato proclamato presidente. A queste liste sono attribuiti non meno del 60 per cento dei seggi del Consiglio regionale. Con la riforma del 2024 è stato anche eliminato il limite massimo del 65 per cento, rafforzando ulteriormente il principio di governabilità.
Il meccanismo, dunque, non dipende dalla percentuale di voti ottenuta dalle singole liste, ma dal risultato personale del candidato presidente. Anche con un consenso modesto delle proprie liste, il vincitore ottiene comunque una maggioranza assoluta in aula, riducendo proporzionalmente la rappresentanza delle altre coalizioni.
Il voto disgiunto, consentito, potrebbe risultare decisivo. Un elettore può scegliere un candidato presidente e contemporaneamente una lista di un’altra coalizione. In un contesto di forte frammentazione, questo può spostare pochi punti percentuali ma determinare chi conquista la presidenza. Tuttavia, una volta proclamato il vincitore, la ripartizione dei seggi viene comunque ricalcolata per assegnare al presidente eletto almeno il 60 per cento dei consiglieri, garantendo così la stabilità del governo regionale.
Non a caso, Edmondo Cirielli, il principale inseguitore del favorito Roberto Fico, starebbe puntando anche su questo meccanismo. Tra le varie strategie in campo, il candidato del centrodestra starebbe infatti lanciando un richiamo al voto disgiunto a suo favore, confidando in una parte dell’elettorato di centrosinistra che non vede di buon occhio l’ex presidente della Camera. Fico, pur godendo di un forte sostegno nel Movimento 5 Stelle, faticherebbe infatti a raccogliere consenso pieno tra le componenti storiche del centrosinistra pre–M5S.
Nei comuni, invece, il meccanismo è diverso: il premio di maggioranza non è legato al sindaco ma alle liste. Può quindi accadere che un sindaco eletto si ritrovi senza una maggioranza in consiglio e, se non riesce a trovare accordi politici, sia costretto a tornare alle urne.
In Campania, invece, il principio è netto: il candidato che vince governa. Anche con un solo voto di vantaggio e con liste deboli, la legge regionale assicura al presidente eletto una maggioranza piena e stabile per guidare la Regione.
Insomma, altrove il consenso si misura in percentuali, qui basta un voto in più: il resto lo fa la legge.
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