FRATELLI D’ITALIA, TRA COMMISSARIAMENTO E REGGENZA : LA BASE IN FERMENTO A NAPOLI
Una scossa interna attraversa Fratelli d’Italia a Napoli. Dopo appena pochi mesi da un congresso combattuto e partecipato, che aveva restituito al territorio entusiasmo e legittimazione, le federazioni cittadina e provinciale vengono commissariate dalla direzione nazionale.
La decisione di Giorgia Meloni di affidare i due coordinamenti a Sergio Rastrelli e Marta Schifone, al posto di Marco Nonno e Michele Schiano di Visconti, è stata motivata con l’esigenza di evitare possibili conflitti d’interesse durante la campagna elettorale per le regionali: Nonno è candidato in prima persona, mentre la moglie di Schiano figura nelle liste.
Un principio di opportunità condivisibile, quando i dirigenti locali sono coinvolti direttamente o indirettamente nella competizione elettorale.
Ma il punto, per molti iscritti, non è questo.
Il malessere nasce dal fatto che il provvedimento non si è limitato a una sospensione temporanea, bensì dovrebbe comportare lo scioglimento delle federazioni, con la conseguente necessità di rifare i congressi dopo appena pochi mesi.
Un atto che, ai sensi dell’articolo 25 dello Statuto, rientra nei poteri del Presidente nazionale, ma che politicamente viene giudicato sproporzionato rispetto alle circostanze.
“Si poteva semplicemente sospendere i due dirigenti per la durata della campagna – osservano in molti – e reintegrarli dopo il voto. Così invece si cancella un percorso democratico appena avviato e costruito con mesi di lavoro sul territorio.”
Il commissariamento, in sostanza, equivarrebbe a uno scioglimento vero e proprio: fino alla ricostituzione degli organi, Napoli e provincia saranno guidate dai commissari nominati da Roma.
È vero che una misura, così decisa, mette tutti i candidati sullo stesso piano, senza vantaggi per chi ricopriva incarichi di partito; ma qualcuno fa notare, con discrezione, che entrambi i commissari provengono da Napoli, e che forse sarebbe stato opportuno designare figure esterne alla regione, come spesso accade in altri partiti, per garantire una percezione di maggiore equilibrio.
Sul piano formale, tuttavia, si registra una differenza di linguaggio tra Roma e Napoli: nella lettera firmata da Giorgia Meloni si parla espressamente di “nomina a Commissario di Napoli città”, mentre il senatore Antonio Iannone, commissario regionale del partito, ha parlato di “Reggenti elettorali”, definendo la procedura una prassi ordinaria in occasione delle campagne. Un chiarimento lessicale che non muta la sostanza del provvedimento, ma ne attenua i toni e lascia intendere la volontà di evitare fratture interne.
Una scelta legittima ma non obbligata, che ha lasciato perplessi molti militanti e amministratori locali, reduci da un congresso che aveva segnato una forte partecipazione e una netta definizione di leadership.
Il risultato, almeno per ora, è un diffuso senso di delusione e disorientamento nella base, che teme di vedere vanificato il lavoro organizzativo compiuto in questi mesi.
E mentre si avvicina la campagna per Edmondo Cirielli, il rischio è che la mancanza di coesione sul territorio finisca per pesare proprio sul partito che, in Campania, avrebbe dovuto mostrarsi più unito che mai.
Eppure, in controluce, questo movimento interno, talvolta turbolento ma vitale, è anche il segno di una realtà politica in piena espansione. Fratelli d’Italia, che in pochi anni è passata da forza minoritaria a primo partito del Paese, vive oggi le dinamiche tipiche delle organizzazioni in crescita: confronto, assestamenti, ambizioni e passione. È l’effervescenza di un partito vivo, che si prepara a una nuova sfida con la forza e l’energia di chi sa di poter contare su una base ampia, motivata e protagonista della campagna elettorale di Edmondo Cirielli.
✍️ di Raffaele Ambrosino
Commenti
Posta un commento