DAL TRIC TRAC POLITICO ALLA SFIDA ELETTORALE: CIRIELLI IN CORSA PER LA CAMPANIA
✍️ di Raffaele Ambrosino:
Il gioco del "tric trac", quello che a Napoli consisteva nell’accendere il petardo e passarlo di mano in mano prima che scoppiasse, è la metafora più fedele della vicenda che ha portato Edmondo Cirielli a diventare il candidato del centrodestra per la presidenza della Regione Campania. Un gioco pericoloso, che nessuno voleva trattenere troppo a lungo, ma che alla fine è rimasto nelle sue mani, fino a esplodere proprio addosso a lui.
Il suo nome era già emerso cinque mesi fa come scelta naturale di Fratelli d’Italia, forte del rapporto diretto con Giorgia Meloni e del peso istituzionale ricoperto come viceministro degli Esteri. Poi, però, è iniziato il valzer dei nomi: un rimpallo continuo tra profili politici e ipotesi civiche, tra ambizioni di partito e tentativi di allargare la coalizione. Sono comparsi Zinzi per la Lega, Carfagna per Noi moderati, Martusciello per Forza Italia e perfino figure esterne, cosiddetti civici, come Giosy Romano, Michele Di Bari, Jannotti Pecci, Nicoletti e Lorito. Ma tutte queste ipotesi si sono consumate, qualcuna in poche ore, altre in pochi giorni, scartate da equilibri interni, veti incrociati e diffidenze reciproche.
Dietro le quinte restava la sensazione che lo stesso Cirielli non fosse entusiasta di candidarsi: troppo alto il rischio di lasciare un incarico di governo prestigioso e centrale, troppo incerta la prospettiva di vincere in una regione dove il centrodestra, storicamente, non ha mai sfondato e oggi pervasa dal potere esercitato da dieci anni dal centrosinistra targato De Luca. Al tempo stesso, però, nomi alternativi erano legati a suoi antagonisti interni in Fratelli d’Italia o nei partiti della coalizione. Il suo gradimento mancava, e questo contribuiva a bruciare ogni soluzione.
Alla fine, per non rischiare di arrivare a mani vuote a ridosso delle urne, non è rimasta che la soluzione iniziale: Edmondo Cirielli. Non più, però, come candidato forte e naturale, bensì come esito obbligato di un processo caotico.
Va detto che il curriculum di Cirielli è tutt’altro che leggero: consigliere regionale, presidente della Provincia di Salerno, deputato eletto più volte e oggi viceministro degli Esteri. Una carriera che testimonia esperienza istituzionale e peso politico, e che lo rende figura di primo piano nel panorama campano e nazionale.
Eppure la sua candidatura parte in salita, segnata dal ritardo, da una campagna breve e da un avversario che sulla carta appare favorito. Un destino che molti giudicano già compromesso, salvo clamorosi ribaltoni.
E proprio qui si apre lo spiraglio che la politica, con la sua capacità di sorprendere, lascia sempre. Cirielli, se saprà sfruttare il poco tempo rimasto prima del voto, potrebbe ancora accendere gli animi del popolo di centrodestra, galvanizzando una base che oggi appare tiepida. Un’operazione che diventerebbe possibile solo con il supporto pieno del governo, con ministri e segretari di partito pronti a scendere in campo al suo fianco e una ritrovata serenità tra gli alleati locali, mai disposti a cedere sovranità. Uno schieramento compatto, insomma, contro una candidatura populista come quella di Roberto Fico, a capo di una coalizione piena di contraddizioni e di lotte intestine, a partire proprio dalla guerra aperta tra Vincenzo De Luca e lo stesso Fico. E il prossimo petardo, quello del giorno delle elezioni, potrebbe scoppiare nelle mani dell'ex presidente della Camera dei deputati.
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