BAGNOLI, RASTRELLI RIPORTA MANFREDI SULLA TERRA: “SENZA MELONI, NIENTE CANTIERI”
✍️ di Raffaele Ambrosino
Si fa presto a dire “nuovo volto per Bagnoli”. Soprattutto quando ci si mette in posa davanti alle gru, si annuncia l’inizio dei lavori e si dimentica un piccolo dettaglio: chi ha messo i soldi.
Perché se oggi il commissario straordinario e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, può annunciare l’avvio delle bonifiche e parlare di “sinergia istituzionale”, lo deve al Governo Meloni. A ricordarglielo, con garbo ma senza giri di parole, ci pensa Sergio Rastrelli, senatore di Fratelli d’Italia e commissario cittadino del partito.
“È una buona notizia – dice Rastrelli – ma non dimentichiamo che senza l’intervento del Governo non saremmo qui. Sono stati stanziati oltre 1,2 miliardi di euro e finalmente definita una governance chiara”.
Tradotto: l’Esecutivo ha messo le risorse, ha rotto lo stallo, ha sbloccato il dossier che per decenni la sinistra aveva lasciato marcire tra annunci e tavoli tecnici.
E Manfredi? Nelle sue dichiarazioni, nemmeno una parola sul ruolo del Governo. Tutto merito suo, del Comune, della “sinergia istituzionale” e dell’America’s Cup 2027 che “accelererà la rinascita di Bagnoli”. Una narrazione, diciamo così, autoreferenziale, come se a Palazzo Chigi non ci fosse mai stata una firma.
Rastrelli riporta i piedi per terra: bene la collaborazione, ma “serve rispetto dei ruoli”. Tradotto dal politichese: il sindaco può anche tagliare il nastro, ma non può tagliare fuori chi ha pagato il conto.
La verità è che Bagnoli è diventata, dopo trent’anni di promesse mancate, una cartina di tornasole della politica partenopea: tutti pronti a intestarsi meriti, nessuno disposto ad ammettere debiti.
Secondo il comma 11-bis dell’articolo 33 del Decreto-Legge 133 del 2014, convertito nella legge 164 del 2014 e successivamente modificato nel 2021, il commissario straordinario per la bonifica e la rigenerazione del SIN Bagnoli-Coroglio è individuato nel sindaco pro tempore di Napoli. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 novembre 2021 ha fissato la durata dell’incarico fino al 31 dicembre 2025. Dunque, non si tratta di una nomina permanente: il Governo, se lo riterrà opportuno, potrà sostituire o rinnovare il commissario al termine del mandato o in caso di rallentamenti degli interventi.
E non è un mistero che Manfredi, oltre a essere sindaco di Napoli, sia anche sindaco metropolitano, presidente dell’ANCI e componente della struttura per l’America’s Cup. Un cumulo di incarichi che comincia a pesare. Le tante assenze registrate nei consigli comunali e metropolitani ne sono la prova: un’agenda istituzionale sempre più satura, che rischia di diluire l’attenzione su dossier delicati come quello di Bagnoli.
Oggi si parla di dragaggi, scogliere, pontoni e subacquei, di “nuovo volto” e “rinascita del territorio”. Ma la bonifica vera – quella morale e politica – sarà completata solo quando anche a Napoli si inizierà a dire le cose come stanno: senza scenografie, senza amnesie selettive, e senza togliere il nome di chi, stavolta, i fondi li ha davvero portati.
E chissà, magari la prossima volta, accanto alle gru e alle telecamere, qualcuno si ricorderà anche di dirlo. Sarebbe un buon segno: di maturità, di lealtà istituzionale e, finalmente, di vera rigenerazione.
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