TERZO MANDATO, L’OCCASIONE PERSA DAL CENTRODESTRA

 


✍️ di Raffaele Ambrosino:

Il via libera per il terzo mandato dei presidenti di Regione  avrebbe potuto cambiare gli equilibri politici italiani, rafforzando il centrodestra in territori strategici. In Veneto, la ricandidatura di Luca Zaia avrebbe assicurato una nuova affermazione, quasi plebiscitaria, consolidando la leadership della Lega e dell’intera coalizione in una Regione determinante per peso economico e consenso elettorale. In Campania, invece, il via libera avrebbe costretto il centrosinistra a una resa dei conti.

Elly Schlein lo aveva ripetuto in tutte le sedi: il Partito Democratico non avrebbe mai potuto sostenere un proprio esponente per un terzo mandato. Ma chiusa quella strada, i democratici hanno dovuto comunque fare i conti con Vincenzo De Luca, coinvolgendolo, anche a caro prezzo, nell’appoggio alla candidatura di Roberto Fico. Una scelta obbligata, perché senza il suo sistema di potere e le sue truppe non si vince in Campania.

Se si fosse arrivati alla rottura, con De Luca contrapposto al PD, il centrodestra avrebbe avuto un’occasione concreta. Un candidato come Edmondo Cirielli, forte del radicamento territoriale e del sostegno di Fratelli d’Italia, avrebbe potuto intravedere uno spiraglio reale di vittoria, approfittando delle divisioni insanabili nel fronte progressista.

La modifica legislativa che avrebbe consentito il terzo mandato era già pronta. Fratelli d’Italia, con la famosa apertura di Giovanni Donzelli, aveva accettato l’idea di cambiare la legge, in nome del pragmatismo politico e della continuità amministrativa. Ma a sbarrarne la strada è stata Forza Italia, che ha scelto di opporsi fino all’ultimo, anche quando gli equilibri sembravano spostarsi. Una rigidità che ha fatto saltare la riforma e, con essa, la possibilità di blindare Zaia in Veneto e mettere in seria difficoltà il centrosinistra in Campania.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Zaia bloccato, De Luca fuori gioco ma ancora decisivo nello schema del campo largo, la Campania consegnata a un fronte che, pur pagando pegno, si è ricompattato attorno a Fico. E il centrodestra che, invece di capitalizzare, si è diviso sulle regole del gioco e oggi appare smarrito, alla ricerca di un candidato che non arriva. Ogni nome che circola ha spesso il contorno di un candidato di bandiera,  destinato al sacrificio, più che di una figura in grado di condurre davvero la coalizione alla vittoria. E se non termina il gioco dei veti incrociati rischia di produrre un gioco al massacro. Elettorale.

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