REALFONZO, L’ASSO DI DE LUCA PER IL KO DI MANFREDI. CAMPO LARGO SENZA PACE

 

Riccardo Realfonzo

✍️ di Raffaele Ambrosino

Altro che unità, altro che campo largo: a Napoli va in scena l’ennesima guerra intestina, e il Teatro San Carlo diventa il ring. Protagonisti, sempre loro: Vincenzo De Luca e Gaetano Manfredi.

Primo atto, 4 agosto. Manfredi, presidente della Fondazione, la mattina stessa sconvoca la riunione del Consiglio di indirizzo, convocata dopo quattro mesi, temendo di non avere i numeri. Ma i tre consiglieri – Riccardo Realfonzo per la Regione (area De Luca), Gianfranco Nicoletti e Maria Luisa Faraone Mennella per i ministeri – si riuniscono comunque e nominano Fulvio Macciardi soprintendente. Parte il primo ricorso: il sindaco denuncia la forzatura di un voto senza presidente.

Secondo atto, 26 agosto. Si convoca una nuova riunione per tentare una mediazione. Ma appena i tre consiglieri decidono di rivotare, Manfredi si alza e se ne va. Gli altri restano e confermano Macciardi. Parte così il secondo ricorso, stavolta per vizio di procedura.

Il Tribunale civile, però, oggi ha già chiuso una porta: il primo ricorso è stato respinto. Per i giudici, la decisione dei tre consiglieri è pienamente legittima. Ora resta la pronuncia del Tar nelle prossime settimane, ma il quadro politico è lampante: Manfredi isolato con i suoi due voti (Comune e Città Metropolitana), dall’altra parte un’inedita maggioranza che ha visto De Luca, tramite Realfonzo, schierarsi con i rappresentanti del governo di centrodestra.

Il risultato politico? Eclatante: De Luca ha usato il San Carlo per sferrare un colpo al sindaco e il suo rappresentante, Realfonzo, per sferrare il colpo da Ko al sindaco. Altro che “campo largo”: qui si combatte col coltello tra i denti, altro che armonia di coalizione. 

E allora, l’accordo che ha consacrato Roberto Fico candidato governatore e Piero De Luca segretario regionale PD appare per quello che è: una fragile foglia, appunto, di fico. Perché la musica vera, a Napoli, non la suonano i comunicati unitari, ma gli scontri senza esclusione di colpi.

Il San Carlo, più che tempio della lirica, è diventato palcoscenico di un dramma politico: tra fughe strategiche, riunioni sconvocate e voti presi comunque, il campo largo ha già mostrato il suo vero volto. Non un’orchestra, ma una rissa permanente.

Commenti

  1. Gradirei che la comunicazione della stampa..sia più attenta e attiva a favore dei cittadini napoletani e della tutela alla vera cultura napoletana..

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