PADRE CONTRO FIGLIO, DERBY ELETTORALE UNICO AL MONDO NEL PD CAMPANO
✍️ di Raffaele Ambrosino
Un padre e un figlio, entrambi nello stesso partito, entrambi dentro la stessa coalizione, ma pronti a contendersi lo stesso elettorato. Non è un romanzo familiare né una serie televisiva, ma la realtà politica che la Campania si appresta a vivere nelle regionali di novembre. Protagonisti: Vincenzo De Luca, governatore uscente, e suo figlio Piero De Luca, destinato a diventare segretario regionale del Partito Democratico.
L’accordo trovato negli ultimi giorni tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle porta a un assetto inedito. Roberto Fico sarà il candidato unitario alla presidenza della Regione, mentre al figlio del governatore toccherà guidare il PD campano attraverso un congresso a candidato unico. Una scelta che ha il sapore della compensazione: la candidatura al M5S, la segreteria regionale ai De Luca.
Ma l’equilibrio non si ferma qui. Vincenzo ha ottenuto che nella coalizione sia ammessa almeno una lista civica a lui riferibile. Era stato lui stesso, il 5 dicembre scorso, a porre la questione in una riunione con i suoi consiglieri: segreteria al figlio, continuità dei progetti regionali e la presenza di due liste di area deluchiana. Non tutte le condizioni sono state accettate, ma almeno una lista personale del governatore ci sarà.
Ed è qui che nasce il nodo politico e familiare insieme. Se le liste deluchiane saranno due, il risultato da misurare sarà la somma dei voti ottenuti da entrambe, garantendo a De Luca senior un peso politico enorme e una leva decisiva per rivendicare più assessori e posti chiave nella futura giunta. Se invece sarà ammessa una sola lista, il conteggio sarà unico e più contenuto, riducendo la forza contrattuale del governatore uscente.
E qui si inserisce la partita di Piero. Da segretario regionale avrà il compito di organizzare la lista del PD, scegliendo i candidati e assumendosi la responsabilità del risultato. Ma, al tempo stesso, avrà tutto l’interesse a evitare che al padre vengano concesse due liste, perché questo ridurrebbe automaticamente il peso del PD nella coalizione e, con esso, il suo personale ruolo politico. Una contraddizione evidente: formalmente custode dell’unità, Piero si troverà a remare contro il padre pur senza dirlo.
Ecco allora che si compone il quadro del derby familiare. Piero lavorerà per rafforzare il PD, Vincenzo mobiliterà la sua civica (o le sue civiche) per ottenere il maggior numero di preferenze. In ogni caso, il governatore uscente farà di tutto per trasformare quel consenso in poltrone proporzionali, puntando a mantenere un peso determinante anche senza la candidatura diretta.
Sullo sfondo, una particolarità che rende questa sfida unica al mondo. Il padre è iscritto al PD, ma non ha mai nascosto la sua distanza dal partito, al punto da aver scritto un libro intitolato “Nonostante il Pd”. Il figlio, invece, sarà l’uomo del PD in Campania, il volto istituzionale della segreteria regionale. Eppure, i due si troveranno a fare concorrenza nella stessa coalizione, in un duello che non ha precedenti nella politica italiana, né tanto meno all’estero.
Altrove, padri e figli hanno condiviso dinastie politiche, come i Bush in America o i Gandhi in India. Ma un padre e un figlio, entrambi iscritti allo stesso partito, pronti a sfidarsi sul campo delle preferenze, è un’anomalia tutta campana. Una singolarità che rischia di oscurare persino la competizione principale, quella tra Roberto Fico e gli altri candidati alla presidenza.
Alla fine, la domanda che terrà banco sarà forse un’altra: chi prenderà più voti, il padre con la sua civica (o le sue civiche) o il figlio con il simbolo del PD? Una sfida nella sfida, che qualcuno già immagina come occasione di scommesse online. I bookmaker, si dice, starebbero pensando di stabilire quote per un derby politico-familiare che potrebbe entrare di diritto nel Guinness dei primati della politica mondiale.
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