MANFREDI E L’INGEGNERIA DEL CONSENSO


✍️ di Raffaele Ambrosino


Gaetano Manfredi, da sindaco di Napoli, si è già ritagliato l’immagine di garante di un’alleanza larga, capace di mettere insieme mondi diversi e di trasformarli in una coalizione vincente. È il “modello Napoli” che nel 2021 gli ha consentito di imporsi con largo margine alla guida della città. Ora, con le elezioni regionali alle porte, quello schema si prepara a fare il salto di scala con un contenitore che nasce per intercettare, organizzare e salvaguardare le forze minori del campo progressista e riformista.

La recente modifica approvata dal Consiglio regionale ha cambiato le regole del gioco: la nuova soglia di sbarramento al 2,5% non vale più esclusivamente per chi corre da solo, ma anche per le liste all’interno di una coalizione. Una novità che ha sconvolto gli equilibri delle formazioni minori, costrette a cercare un approdo sicuro per non rischiare di restare escluse. È il caso di Italia Viva, di +Europa, dei fuoriusciti di Azione che non vogliono seguire la linea di Carlo Calenda ostile al dialogo con i 5 Stelle, dei socialisti di Enzo Maraio, dei socialdemocratici e di eventuali altri. Tutti partiti e liste che, se restassero da soli con il proprio simbolo, correrebbero il rischio di fermarsi sotto la soglia e di non eleggere neppure un consigliere.

Dentro la lista di diretta ispirazione del sindaco, queste componenti trovano un porto sicuro. Ma soprattutto contribuiscono a un risultato che si annuncia molto più ampio della somma dei singoli. L’operazione è chiara: anziché frammentare, concentrare. Anziché disperdere, sommare in un unico contenitore che può trasformarsi in forza politica strutturata. Le prime proiezioni collocano questa lista tra il 10 e il 15%, una forbice che può fare la differenza.

Tradotto in numeri, quel consenso significherebbe 5-8 consiglieri regionali su 50. Una rappresentanza capace di fare della lista manfrediana la seconda forza della coalizione dopo il Partito Democratico, dotandola di un peso politico decisivo nella futura maggioranza e nella composizione della prossima giunta. Una forza autonoma, riconoscibile, che non nasce dall’improvvisazione ma da un calcolo preciso.

Non è un dettaglio marginale che nella lista troveranno spazio anche candidati di diretta espressione del sindaco di Napoli: figure che hanno condiviso con lui il percorso amministrativo e che, accanto ai simboli minori, serviranno a rendere immediatamente identificabile il progetto agli occhi degli elettori.

Se Manfredi presentasse semplicemente una lista “a suo nome”, difficilmente raggiungerebbe lo stesso risultato. Così invece, da abile ingegnere, trasforma una somma di fragilità in una forza strutturata. Un’operazione da ingegnere delle consultazioni elettorali, da ingegnere del consenso, che non solo gli consente di consolidare il proprio ruolo nel campo largo campano, ma di accreditarsi anche a livello nazionale.

La sua mossa, infatti, non si limita a blindare la rappresentanza delle forze minori. Mostra piuttosto la capacità di allargare i confini della coalizione, includendo pezzi di elettorato moderato proveniente dal centrodestra. Non è un caso che negli ambienti politici si parli già di ragionamenti in corso con altri esponenti dell’area liberale e centrista che guardano con interesse al progetto, destinati ad affiancarsi alle truppe che nel 2021 confluirono in “Azzurri per Napoli” ispirate da Stanislao Lanzotti e Armando Cesaro, oggi approdati in Italia Viva come coordinatori cittadino e regionale.

È così che il sindaco di Napoli diventa il simbolo di una strategia che va oltre i confini locali. Il successo di questa lista civica non solo rafforzerebbe la coalizione in Campania, ma darebbe a Manfredi nuove credenziali per aspirare a un ruolo da protagonista anche sul piano nazionale. In uno scenario politico in cui il centrosinistra cerca un’alternativa credibile al centrodestra, l’ex ministro dell’Università potrebbe persino ritrovarsi inserito tra i possibili candidati premier del futuro campo largo. Una prospettiva che oggi sembra lontana, ma che, con i numeri dalla sua parte, potrebbe presto diventare concreta. Sempreché stia bene a Conte e Schlein, ma questa, forse, sarà un’altra puntata delle tortuose vicende del centrosinistra che negli anni hanno regalato più di un colpo di scena...


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