L’ULTIMA SVOLTA 5 STELLE, IL PARACADUTE DI TRIDICO
La disponibilità di Pasquale Tridico a candidarsi alla presidenza della Regione Calabria segna un nuovo strappo nella storia del Movimento 5 Stelle. Europarlamentare eletto poco più di un anno fa, l’ex presidente dell’INPS si propone senza l’intenzione di lasciare il seggio conquistato a Bruxelles. In caso di sconfitta, non resterà nel Consiglio regionale, ma tornerà in Europa. In pratica, la sua candidatura vale solo come tentativo di conquistare la presidenza, non come impegno a rappresentare i calabresi nell’opposizione.
È qui che emerge la contraddizione più forte. Fin dalla nascita, il Movimento aveva tracciato una linea netta contro questa pratica, accusando i partiti tradizionali di usare gli incarichi come trampolini personali. Beppe Grillo, nei comizi del 2012 e del 2013, era categorico: “Non siamo come gli altri che si candidano al Comune e poi dopo sei mesi mollano tutto per il Parlamento. Chi si candida porta a termine il mandato per cui è stato eletto.” E benché spodestato dal ruolo di guida politica, qualche regola poteva pur restare.
Anche Luigi Di Maio, nel pieno della sua ascesa, tra il 2014 e il 2015 ribadiva: “Chi viene eletto resta dov’è per tutta la durata del mandato. Non ci sono carriere da inseguire, ma impegni da rispettare.” Lo stesso spirito si ritrovava nei primi documenti e nei meetup locali, dove si ricordava agli attivisti: “Un incarico non è un trampolino, è un contratto con i cittadini.”
Oggi, invece, il quadro è cambiato. Il nuovo Codice Etico, aggiornato nel 2025, consente deroghe e aperture, trasformando un principio morale in una regola tecnica. Non è più un obbligo etico “terminare il mandato”, ma solo una questione di conteggio ai fini del limite dei mandati. E così, Tridico diventa il simbolo di questa trasformazione: si candida con il “paracadute” del ritorno sicuro a Bruxelles.
Le indiscrezioni interne raccontano che sia stato lo stesso Tridico a porre questa condizione, e che Giuseppe Conte abbia accettato pur di non rompere l’intesa con il Pd di Elly Schlein, sacrificando uno dei profili migliori del Movimento in una battaglia che appare segnata in partenza, visto che in Calabria il centrodestra parte da una posizione di forza.
Così, il Movimento 5 Stelle conferma la sua metamorfosi. Da forza politica che rivendicava diversità e rigore, a partito che si adegua alle stesse logiche che un tempo condannava. Non più “il partito delle regole”, ma sempre più il partito delle svolte, che ha abbandonato, una dopo l’altra, tutte le sue bandiere identitarie.
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