IL PATTO DEL SILENZIO TRA BASSOLINO E DE LUCA
✍️ di Raffaele Ambrosino
Due uomini hanno segnato la politica campana negli ultimi trent’anni. Antonio Bassolino e Vincenzo De Luca, ex comunisti, ex compagni di partito, entrambi protagonisti assoluti del centrosinistra. Eppure è come se l’uno non esistesse per l’altro. Bassolino non parla mai di De Luca, De Luca cancella la stagione bassoliniana dai suoi racconti. Un rapporto fatto di omissioni reciproche, più che di confronto, che continua a produrre effetti ancora oggi.
Bassolino il “governatore colto”, europeista, legato ai circoli intellettuali, che ha incarnato la stagione del “Rinascimento napoletano” e poi ha gestito la Regione fino al tracollo politico del centrosinistra sul tema rifiuti. De Luca il “sindaco sceriffo”, pragmatico, accentratore, radicato a Salerno, che ha costruito la sua forza su efficienza amministrativa e linguaggio diretto, spesso brutale.
Tra i due c’è sempre stata una competizione silenziosa, quasi mai esplicitata ma molto presente: De Luca non ha mai perdonato a Bassolino di avergli negato la possibilità di emergere negli anni Novanta, quando il “sistema Bassolino” dominava Napoli e la Campania. Bassolino, a sua volta, ha guardato a De Luca come a un outsider poco raffinato, un uomo “di provincia” che non poteva rappresentare la Campania sul piano nazionale. Ne è nata una distanza che si è tradotta in un’assenza reciproca, una sorta di rimozione vicendevole che dura da trent’anni.
Con un paradosso evidente: Bassolino, che con la sua Fondazione Sudd discute di Mezzogiorno, Mediterraneo e grandi scenari geopolitici, non dedica una parola alla politica regionale, che pure resta centrale nella vita dei cittadini campani. Sanità, trasporti, gestione dei rifiuti, bilanci: sono i temi che ogni giorno decidono la qualità della vita dei campani, e su cui la sua voce, da ex presidente della Regione, sarebbe non solo legittima ma preziosa. Eppure, silenzio assoluto.
Un silenzio che non riguarda solo le attività culturali e di studio: anche nelle interviste, nelle dichiarazioni pubbliche, nelle occasioni in cui interviene sul dibattito cittadino e nazionale, Bassolino evita con cura la politica regionale. È come se la Campania, che ha governato per dieci anni, fosse stata espunta dal suo orizzonte di analisi e di parola.
Diverso l’atteggiamento con il Comune di Napoli, dove Bassolino conserva un profilo critico ma sempre corretto verso Gaetano Manfredi. Non mancano osservazioni, rilievi, consigli, con il piglio istituzionale di chi vuole indicare una strada pur restando fuori dalle logiche di partito. Napoli resta per lui un terreno di parola, mentre la Regione, che ha segnato il suo destino politico, è diventata un campo di cui non parla mai.
Ed è proprio questo silenzio a pesare di più. Perché se Bassolino ha rappresentato la nascita del centrosinistra in Campania, allora le sue parole su alleanze, terzo mandato, campo largo, avrebbero oggi un valore enorme. Non solo memoria storica, ma contributo politico in una fase di smarrimento. Invece nulla. La sua stagione si è chiusa con la debacle dell’emergenza rifiuti, che ne ha offuscato l’immagine e consumato il consenso. Ma ridurre tutto a quel fallimento sarebbe un errore: accanto agli sbagli e alle responsabilità, ci furono investimenti, aperture culturali, una centralità nazionale che aveva riportato Napoli e la Campania al centro del dibattito italiano.
La politica non ammette omissioni totali. Per questo il silenzio di Bassolino diventa esso stesso un atto politico. Un’assenza che rafforza la narrazione di De Luca, l’unico a dominare la scena regionale senza contrappesi interni alla sua stessa storia politica.
E allora la domanda è inevitabile: si tratta di un patto non scritto tra i due leader, una non belligeranza reciproca che conviene a entrambi, oppure di una resa, di un ritiro consapevole dal campo regionale? Qualunque sia la risposta, resta un dato: il silenzio di Bassolino non è neutro, e oggi pesa più di molte dichiarazioni.
Commenti
Posta un commento