I DE LUCA AL COMANDO: PADRE CAPOLISTA, FIGLIO SEGRETARIO
✍️ di Raffaele Ambrosino
Il congresso regionale del Partito Democratico in Campania, previsto tra il 25 e il 28 settembre, segnerà un passaggio decisivo nella strategia politica di Vincenzo De Luca. L’elezione di suo figlio Piero a segretario regionale, ormai data per certa, non sarà soltanto un fatto di famiglia ma il tassello che consente al governatore uscente di restare pienamente in partita.
Il ragionamento è semplice: mentre a livello nazionale il PD e la segretaria Elly Schlein hanno imposto lo stop al terzo mandato, in Campania la partita è tutt’altro che chiusa. Con il figlio alla guida del partito, De Luca potrebbe infatti annunciare la propria candidatura in testa alla lista che porta il suo nome, non come figura marginale o “ex presidente”, ma come protagonista a tutti gli effetti della prossima legislatura.
I tempi giocano a suo favore. La segreteria regionale sarà formalizzata a fine settembre, le liste dovranno essere depositate soltanto a metà ottobre e il voto è fissato per il 16 o il 23 novembre. Ci sarà dunque lo spazio politico per legare i due momenti: la consacrazione di Piero come segretario e l’annuncio di Vincenzo come capolista.
Lo scenario che si apre è chiaro: De Luca non solo manterrà il controllo del PD campano, ma entrerà personalmente nel consiglio regionale, con l’ambizione di ricoprire la presidenza dell’assemblea. In quella veste diventerebbe il “guardiano del programma” che sarà concordato con i partiti della coalizione, ponendosi come garante della linea politica e amministrativa anche senza la poltrona di governatore.
Un ruolo inedito per un presidente uscente, ma perfettamente coerente con la sua parabola: restare in campo, a testa alta, respingendo l’idea di essere relegato al passato. Le sue critiche ad Antonio Decaro, accusato di maleducazione politica per i veti posti contro Emiliano e Vendola in Puglia, contengono un messaggio trasparente: se agli ex presidenti in altre regioni viene riconosciuto un ruolo, a maggior ragione in Campania lui non accetterà di essere escluso.
La sfida sarà tutta politica. Perché se davvero il PD lascerà spazio a Emiliano e la sinistra ad un leader come Vendola, ambedue ex presidenti, diventa difficile per la segretaria Schlein opporsi alla permanenza di De Luca in consiglio. A quel punto il governatore uscente si presenterà non come un uomo del passato, ma come il garante del futuro.
In fondo, la vera partita non sarà soltanto quella delle urne, ma quella del controllo del campo. Con il figlio segretario del PD e lui stesso in consiglio regionale, Vincenzo De Luca punta a restare il regista occulto della politica campana. Non più il presidente della giunta, ma il presidente dell’assemblea e il custode del programma. E non sarà solo: proverà a portare con sé almeno cinque fedelissimi deluchiani, così da rendere la sua pattuglia non solo influente, ma forse determinante per la tenuta stessa della giunta Fico qualora il grillino dovesse prevalere nelle urne.
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