DE MAGISTRIS TRA CALABRIA, CAMPANIA E NAPOLI: IL BIVIO DELLA SVOLTA POSSIBILE
Luigi de Magistris osserva il calendario elettorale come un giocatore di scacchi, ma con la sensazione che tutti gli altri pezzi lo tengano ai margini. In autunno si vota in sei regioni, senza election day: la Calabria aprirà tra fine settembre e metà ottobre, la Campania chiuderà probabilmente il 23 novembre. Per il Comune di Napoli, il vero obiettivo dell’ex sindaco, le urne si apriranno nell'autunno 2026 o, ipotesi sempre più considerata, nella primavera 2027 a causa dello slittamento provocato dall’emergenza Covid sulle precedenti elezioni.
In Campania il centrosinistra parte favorito, a meno che Vincenzo De Luca decida di correre da solo. In Calabria, invece, il centrodestra è largamente avanti, ma un’alleanza PD–M5S con de Magistris candidato presidente potrebbe almeno ridurre il divario. L’ex sindaco, nel 2021, corse proprio in Calabria alla guida di sole liste civiche, senza l’appoggio dei partiti tradizionali, ottenendo comunque un significativo 16% e piazzandosi terzo. Un patrimonio elettorale che, alla luce dell’attuale scenario politico, potrebbe risultare determinante: il presidente uscente Roberto Occhiuto deve fare i conti con un’indagine in corso e trovarsi di fronte un ex magistrato con una forte riconoscibilità renderebbe la sfida per lui meno agevole del previsto. È qui che la propensione di Elly Schlein ad allargare il campo largo, unita alla necessità di Giuseppe Conte di avere figure riconoscibili e mediaticamente forti, potrebbe far nascere un’operazione ad alto tasso di realpolitik. A sostenerla ci sarebbero gli amici di sempre, Sandro Ruotolo e Marco Sarracino, e anche Roberto Fico, che in cambio riceverebbe l’appoggio dell’ex sindaco per la sua corsa a governatore in Campania.
Tra gli amici, forse il più grande e sincero, c’è l’europarlamentare Mimmo Lucano. Con de Magistris il legame è consolidato da anni di battaglie comuni e da un sostegno caloroso, espresso più volte, al “modello Riace” e alla candidatura di Lucano alle europee 2024. È plausibile che proprio Lucano abbia ventilato l’ipotesi agli alleati, ponendosi come garante del suo vecchio amico per la sfida calabrese, anche se qualcuno ha proposto lo stesso Lucano come candidato presidente. L’ex sindaco di Napoli, dal canto suo, non ha mai nascosto la stima per Lucano, considerandolo un simbolo di resistenza civile.
Per de Magistris, la candidatura calabrese sarebbe un passo verso un possibile rientro nei ranghi, abbandonando almeno in parte il piglio rivoluzionario “contro tutto e tutti” e accettando di provare a cambiare dall’interno ciò che non va nel centrosinistra nazionale. Una metamorfosi che non significherebbe rinunciare alla propria identità, ma metterla al servizio di un progetto più ampio. Se vincesse sarebbe un trionfo, se perdesse potrebbe comunque ottenere un seggio in Parlamento nel collegio del Vomero alle prossime politiche, a meno che non decida di restare in consiglio regionale come capo dell’opposizione.
Il centrosinistra centrerebbe tre obiettivi: dare un volto noto alla sfida calabrese, compattare la Campania intorno a Fico, neutralizzare un potenziale avversario temibile alle comunali di Napoli. Ma resta il nodo della sua affidabilità: molti lo considerano ancora un elemento ingestibile, capace di rompere gli equilibri appena conquistati. In più, c’è chi teme che, una volta dentro, possa tornare a scagliarsi contro l’apparato se le cose non dovessero andare come vorrebbe.
Se questo scenario non dovesse concretizzarsi, il percorso di de Magistris resterebbe quello originario: tentare il ritorno a Palazzo San Giacomo quando si tornerà al voto e, nel frattempo, continuare la sua opposizione esterna al sindaco Gaetano Manfredi, cercando di riaccendere un entusiasmo rivoluzionario che oggi sembra spento, ma che lui spera ancora di far tornare a brillare.
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