VINCENZO DE LUCA PENSA A UN SUO PARTITO

 


                                                                        

Indiscrezioni parlano di un partito personale riformista: veto su Fico, apertura ai 5 Stelle, e il centrodestra fiuta la vittoria in Campania.

La bocciatura della Consulta al terzo mandato non ha chiuso la partita politica in Campania. Al contrario, ha aperto nuovi scenari. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, Vincenzo De Luca starebbe valutando una mossa che andrebbe ben oltre il semplice passaggio di testimone: la nascita di un partito personale, inizialmente su scala regionale ma con ambizioni di espansione nazionale. Una formazione politica riformista, radicata nel territorio, pensata per intercettare il consenso di un elettorato deluso dalla linea del Partito Democratico di Elly Schlein e disorientato dal mancato accordo tra Carlo Calenda e Matteo Renzi.

Nel frattempo, prende corpo l’ipotesi di una candidatura alternativa a quella di Roberto Fico. De Luca, come ha espresso chiaramente, resta fortemente contrario all’idea di sostenere l’ex presidente della Camera. Un’opzione giudicata divisiva e poco compatibile con la necessità di costruire un’alleanza larga. In alternativa, potrebbe accettare l’idea di un nome diverso, comunque riconducibile all’area del Movimento 5 Stelle, ma più aperto a un’intesa con il mondo civico e centrista. A patto, però, che venga riconosciuto al presidente uscente un adeguato spazio politico, attraverso la possibilità di presentare almeno due o tre liste a lui vicine, in grado di garantire la rielezione dei consiglieri a lui fedeli.

Qualora questo schema non dovesse realizzarsi, resterebbe sul tavolo il cosiddetto "piano B": la candidatura di un esponente deluchiano sostenuto da liste civiche, eventualmente affiancate da quelle di Azione e Italia Viva. Secondo un sondaggio reso pubblico alcune settimane fa, questa coalizione potrebbe attestarsi tra il 20 e il 22% dei consensi, sufficienti a eleggere tra i 10 e i 13 consiglieri. Una consistenza numerica che assicurerebbe alla componente deluchiana un ruolo determinante nella prossima legislatura regionale. In questo caso De Luca si presenterebbe come capolista in più collegi, come prevede la legge elettorale.

Ma la vera novità, se confermata, sarebbe appunto la costituzione di un nuovo soggetto politico, guidato direttamente da De Luca. Un partito centrista, pragmatico, con una chiara impronta amministrativa, capace di rappresentare un’alternativa o una componente determinante del “campo largo” ipotizzato dal centrosinistra. Non si esclude che lo spazio politico individuato da De Luca possa attrarre, in futuro, anche figure come Matteo Renzi e Carlo Calenda, entrambi in difficoltà sul piano della coesione interna e della credibilità nazionale.

Alla base di questa scelta, ci sarebbe la convinzione che l’attuale segreteria del PD, intesa nel suo complesso, abbia come obiettivo non solo quello di archiviare l’esperienza di governo di De Luca, ma anche di isolare del tutto i suoi fedelissimi. A quanto trapela, persino il figlio del presidente, il deputato Piero De Luca, non si sentirebbe affatto garantito nel futuro assetto del partito.

In questo contesto di frattura e instabilità, il centrodestra intravede una possibilità reale di vittoria in Campania. La condizione, però, è l’individuazione di un candidato autorevole, capace di unire e mobilitare. Che si tratti di un civico dal profilo forte o di un politico di esperienza, nei corridoi romani si comincia a parlare con sempre maggiore insistenza della Campania come di una delle regioni contendibili nel 2025. E in un quadro dove il centrosinistra si presenta diviso e difficilmente ricomponibile, lo scenario di un clamoroso successo del centrodestra appare sempre più probabile.


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