LEGGE ELETTORALE, ARRIVA LO STABILICUM: PIÙ STABILITÀ AI GOVERNI E TORNA LA SCELTA DEGLI ELETTORI

 


Con 227 voti favorevoli, 164 contrari e nessun astenuto, la Camera dei deputati ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale. Il voto dell'8 ottobre, avvenuto a scrutinio segreto, chiude un percorso parlamentare complesso, accompagnato da tre voti di fiducia e dalle proteste delle opposizioni. Per il governo Meloni è un risultato politico importante: dopo anni di discussioni, l'Italia cambia nuovamente le regole per eleggere il Parlamento.

La maggioranza l'ha chiamata Stabilicum, le opposizioni preferiscono Melonellum. Ma il nome scelto dai sostenitori della riforma ne sintetizza l'obiettivo principale: assicurare maggiore stabilità ai governi, consentendo a chi vince le elezioni con un consenso sufficientemente ampio di disporre di una maggioranza parlamentare per governare.

Dopo Porcellum, Italicum e Rosatellum, arriva così il quarto sistema elettorale in poco più di vent'anni. La novità è il ritorno al proporzionale, accompagnato però da un premio di maggioranza. Spariscono i collegi uninominali, nei quali vinceva direttamente il candidato più votato, e viene introdotto un meccanismo che punta a conciliare rappresentanza e governabilità.

Tutto ruota intorno a un numero: 42 per cento. È la soglia che una lista o una coalizione deve raggiungere, risultando la più votata, per ottenere il premio di maggioranza. Il requisito deve essere soddisfatto sia alla Camera sia al Senato.

Il funzionamento è semplice. Se una coalizione conquista il 43 per cento dei voti, superando tutte le concorrenti, ottiene il premio previsto dalla legge. Se invece si ferma al 41 per cento, anche arrivando prima, il premio non scatta. In questo secondo caso i seggi vengono distribuiti proporzionalmente e l'eventuale maggioranza dovrà essere costruita attraverso accordi parlamentari.

Il premio consiste in 70 deputati e 35 senatori, per complessivi 105 seggi, fermo restando un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori per lo schieramento vincente, al netto degli eletti all'estero. Si tratta rispettivamente del 55 e del 56,5 per cento dei seggi.

Il principio è politicamente rilevante. Una coalizione che ottiene un consenso significativo può contare su una maggioranza definita già dalle urne, riducendo la necessità di trattative successive tra partiti e gruppi parlamentari. Non significa rendere impossibili le crisi di governo, ma creare condizioni più favorevoli alla continuità dell'esecutivo.

La stabilità, del resto, non è soltanto una questione di numeri parlamentari. Un governo che dispone di una maggioranza solida può programmare interventi pluriennali, portare avanti riforme, assumere impegni economici e internazionali senza essere continuamente condizionato dalla ricerca di nuovi equilibri politici. È questa la filosofia sulla quale si fonda lo Stabilicum: rendere più chiaro il rapporto tra il voto dei cittadini e la formazione del governo.

La riforma restituisce inoltre agli elettori un potere che il Rosatellum aveva sostanzialmente eliminato: la possibilità di esprimere preferenze per scegliere i propri rappresentanti.

Nei collegi plurinominali ogni lista presenterà sette candidati e sarà possibile indicare fino a tre preferenze. Il capolista resterà bloccato, cioè scelto direttamente dal partito, mentre i seggi successivi saranno attribuiti sulla base delle preferenze raccolte.

Un esempio chiarisce il meccanismo. Se una lista conquista un solo seggio, sarà eletto il capolista. Se ne ottiene tre, il primo andrà al capolista e gli altri due ai candidati più votati dagli elettori.

Secondo le stime di YouTrend, circa il 43 per cento dei parlamentari potrebbe essere eletto attraverso le preferenze. In pratica, quasi un parlamentare su due potrà essere scelto direttamente dai cittadini. È un cambiamento significativo rispetto al Rosatellum, che prevedeva liste bloccate e non consentiva di esprimere preferenze.

Per la restante parte continueranno a operare meccanismi di selezione affidati ai partiti. Anche i 105 seggi collegati al premio di maggioranza saranno assegnati attraverso apposite liste circoscrizionali senza preferenze. Il sistema, dunque, non elimina il ruolo delle segreterie, ma amplia sensibilmente gli spazi di scelta degli elettori.

Le preferenze multiple dovranno rispettare le regole sull'alternanza di genere. Per le liste collegate al premio di maggioranza è invece prevista una proporzione massima di 60 a 40 tra uomini e donne. Resta possibile candidarsi contemporaneamente in un massimo di cinque collegi.

Sono confermate le soglie di sbarramento: 3 per cento per le singole liste e 10 per cento per le coalizioni, con un meccanismo di recupero per la lista più votata tra quelle della coalizione rimaste sotto il 3 per cento.

Anche queste regole influenzeranno le strategie politiche. Le coalizioni saranno incentivate a presentarsi unite per raggiungere il 42 per cento. Per il centrosinistra diventerà ancora più importante trovare una sintesi tra le diverse componenti del campo largo. Per il centrodestra sarà essenziale conservare la compattezza, anche alla luce della possibile concorrenza di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.

Un altro elemento di chiarezza riguarda la guida del governo. Ogni partito o coalizione dovrà indicare nel programma il nome della persona che intende proporre come presidente del Consiglio. Gli elettori conosceranno quindi prima del voto la leadership proposta dallo schieramento, pur restando intatte le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica, al quale spetta la nomina del premier. Il nome non comparirà sulla scheda.

La legge introduce inoltre disposizioni per il voto dei fuori sede, modifica le circoscrizioni degli italiani all'estero, riducendole a due per la Camera e una per il Senato, e mantiene regole particolari per Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige. Aumentano invece le firme necessarie ai partiti non rappresentati in Parlamento per presentare le proprie liste.

Le opposizioni contestano soprattutto il premio di maggioranza e il ruolo ancora consistente delle candidature bloccate, sollevando anche dubbi di costituzionalità. La maggioranza rivendica invece una riforma capace di rendere più stabile il sistema politico e più diretto il rapporto tra elettori e rappresentanti.

Il punto centrale resta proprio questo: un sistema elettorale deve certamente rappresentare le diverse sensibilità politiche del Paese, ma deve anche mettere chi vince nelle condizioni di governare. Senza maggioranze sufficientemente solide, il rischio è quello di tornare alle trattative permanenti, ai cambi di alleanza e ai governi la cui sopravvivenza dipende da pochi parlamentari.

Lo Stabilicum prova a intervenire su questa debolezza storica del sistema politico italiano, senza rinunciare alla rappresentanza proporzionale e restituendo ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente una parte importante degli eletti.

L'obiettivo è che dalle urne non esca soltanto un vincitore, ma anche una maggioranza in grado di assumersi la responsabilità di governare per cinque anni. Perché la stabilità non è un privilegio di chi governa: è soprattutto una condizione per dare continuità alle scelte e consentire agli elettori, alla fine della legislatura, di giudicare chi ha governato sui risultati ottenuti.

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