ALBANESE TORNA A NAPOLI, MA MANFREDI NON CEDE SULLA CITTADINANZA ONORARIA. E FA BENE
Prima il voto favorevole del Consiglio comunale, poi il murale che Jorit le ha dedicato a Barra, infine la visita di oggi a Napoli insieme a Greta Thunberg. Tre passaggi che hanno riportato Francesca Albanese al centro dell'attenzione cittadina, ma che non sembrano aver smosso Gaetano Manfredi da quella che, con il trascorrere dei mesi, assume sempre più i contorni di una precisa decisione politica: non concederle la cittadinanza onoraria di Napoli.
Una scelta che, per una volta, ci sentiamo di condividere e apprezzare.
La vicenda risale al 7 agosto 2025, quando il Consiglio comunale approvò a maggioranza, non all'unanimità, con l'astensione di Forza Italia, l'ordine del giorno presentato da Rosario Andreozzi per il conferimento della cittadinanza onoraria alla relatrice speciale delle Nazioni Unite.
Quel voto non attribuiva automaticamente il riconoscimento. Occorreva una successiva deliberazione della Giunta comunale per completare il procedimento. Ma quella delibera non è mai arrivata. E dopo oltre quattordici mesi diventa difficile credere che si tratti soltanto di una dimenticanza.
Manfredi non ha dato seguito all'indicazione espressa dalla sua stessa maggioranza consiliare. Una decisione che, valutando il merito della vicenda, ci sentiamo di apprezzare.
Intanto Albanese è tornata oggi a Napoli, al Marea Village nell'ex base Nato di Bagnoli, e non ha rinunciato ai toni forti. Ha accusato l'Italia di comportarsi come una colonia degli Stati Uniti, chiedendo l'interruzione dei trasferimenti di armi a Israele e della collaborazione in materia di intelligence e sorveglianza.
E mentre Albanese torna a Napoli in compagnia di Greta Thunberg, che proprio da Bagnoli contesta duramente la situazione ambientale di un territorio la cui riqualificazione è affidata alla gestione commissariale dello stesso Manfredi, il sindaco continua a non dare seguito alla cittadinanza onoraria. Una distanza politica che, almeno nei fatti, sembra tutt'altro che casuale.
Greta ha definito Bagnoli un «campo di battaglia», prendendo posizione contro gli interventi in corso. Un giudizio che difficilmente può aver fatto piacere al sindaco-commissario, impegnato a rivendicare la portata della riqualificazione dell'ex area industriale.
Ma quali potrebbero essere le ragioni della posizione assunta nei fatti dal sindaco?
Forse Manfredi ricorda quanto accaduto il 28 settembre 2025 a Reggio Emilia, quando Albanese, durante la cerimonia in cui riceveva il Primo Tricolore, mortificò pubblicamente il sindaco Marco Massari. Quest'ultimo aveva condannato le sofferenze dei palestinesi, ricordando però anche il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 e la necessità di liberare gli ostaggi israeliani. Albanese lo rimproverò davanti al pubblico: «Il sindaco non lo giudico, lo perdono. Però mi deve promettere che questa cosa non la dice più». Quasi che ricordare le responsabilità di Hamas fosse una colpa da farsi perdonare.
Oppure Manfredi non ha dimenticato la battuta sui napoletani pronunciata nell'ottobre scorso. Albanese, commentando le manifestazioni per Gaza, osservò che Milano non era Napoli, perché lì le persone dovevano svegliarsi alle sei del mattino. Una frase che richiamava il vecchio stereotipo dei napoletani scansafatiche. La giurista cercò poi di ridimensionarne il significato, sostenendo di essere stata fraintesa, ma definendo anche alcuni critici «minus habentes».
Nel frattempo, nell'aprile scorso, Jorit le ha dedicato un monumentale murale a Barra, poi vandalizzato e finito al centro di una controversia amministrativa conclusasi con una sanzione di mille euro per la mancata presentazione della CILA. Ma un conto è la libertà di un artista di celebrare chi preferisce, altro è un riconoscimento ufficiale conferito a nome della città.
C'è infine un'altra possibile spiegazione, forse la più politica. Manfredi potrebbe semplicemente non condividere l'ostilità verso Israele che traspare da alcune posizioni di Albanese e di chi ne sostiene le battaglie più radicali. Il sindaco, del resto, ha un profilo istituzionale e una cultura politica che potrebbero portarlo a distinguere la doverosa condanna delle sofferenze del popolo palestinese da una lettura del conflitto che sembra riservare a Israele ogni responsabilità, lasciando sullo sfondo quelle di Hamas. Non sarebbe una posizione sorprendente, né tantomeno censurabile. Anzi, potrebbe spiegare perché, nonostante le sollecitazioni della sua stessa maggioranza, la cittadinanza onoraria sia rimasta finora soltanto sulla carta.
Naturalmente non sappiamo se siano queste le ragioni che hanno spinto Manfredi a lasciare ferma la pratica. Il sindaco non le ha mai spiegate. Ma il tempo trascorso, nonostante il voto del Consiglio, il murale di Jorit e persino il ritorno di Albanese a Napoli, lascia pensare che il mancato conferimento non sia casuale.
La cittadinanza onoraria non è un premio da distribuire per appartenenza ideologica, ma un riconoscimento che dovrebbe rappresentare valori condivisi dalla comunità cittadina.
E se Manfredi avesse davvero deciso di non concederla a Francesca Albanese, questa volta meriterebbe un applauso.

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