MARTUSCIELLO CANDIDATO SINDACO DI NAPOLI, PERCHÉ NO?
Il 9 settembre prossimo Forza Italia celebrerà in Campania il suo primo congresso che dovrebbe certificare ancora una volta la centralità politica di Fulvio Martusciello. Organizzatore del partito sul territorio, uomo di fiducia di Antonio Tajani, europarlamentare e capodelegazione azzurro a Bruxelles.
E allora una domanda, alla vigilia di una delle scadenze più importanti per il centrodestra napoletano, vale la pena porla: perché non Fulvio Martusciello candidato sindaco di Napoli?
Il centrodestra continua infatti a cercare nella cosiddetta società civile il candidato da contrapporre a Gaetano Manfredi. Antonio Tajani ha parlato di due profili civici che Forza Italia sarebbe pronta a sottoporre agli alleati.
Ma i tempi stringono. A Milano il centrosinistra sembra aver già individuato in Mario Calabresi un possibile profilo attorno al quale costruire la prossima sfida per Palazzo Marino. A Napoli, invece, il centrodestra è ancora alla ricerca del nome.
E non è neppure la prima volta che si punta sulla carta civica. Nel 2006 ci fu Franco Malvano, nel 2011 e nel 2016 Gianni Lettieri, nel 2021 Catello Maresca. Quattro candidature che non hanno portato il centrodestra alla guida della città con figure civiche o comunque esterne alla tradizionale classe dirigente politica.
Non significa naturalmente che un civico non possa vincere. Significa però che a Napoli individuare un profilo capace contemporaneamente di allargare il consenso, tenere insieme i partiti e costruire una macchina elettorale competitiva si è rivelato finora tutt’altro che semplice.
C’è poi un altro elemento da considerare: il ballottaggio a Napoli è possibile. Alla candidatura di Gaetano Manfredi si affianca quella di Luigi de Magistris, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sembra intenzionato a presentarsi autonomamente anche nella corsa per Palazzo San Giacomo.
Con un quadro così frammentato, nessuno può dare per scontata una vittoria al primo turno. E un eventuale secondo turno potrebbe vedere proprio il centrodestra giocarsi la partita. Al ballottaggio, si sa, cambiano gli equilibri, conta la capacità di raccogliere il voto degli esclusi e il risultato non è mai scritto in partenza.
C’è poi un’ulteriore variabile. Nel 2027 si voterà anche per le Politiche e tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di un possibile election day con le Comunali. Uno scenario ancora tutto da verificare, ma che rende ancora più importante per il centrodestra ottenere a Napoli il massimo possibile in termini di consenso e mobilitazione elettorale. In una città che pesa politicamente ben oltre i confini comunali, una candidatura forte a Palazzo San Giacomo potrebbe trasformarsi anche in un traino per il voto nazionale.
E allora perché un candidato dovrebbe essere necessariamente civico?
E soprattutto, perché un partito dovrebbe rinunciare alla forza che può esprimere un candidato politico quando ne possiede uno fortemente radicato?
Martusciello non è soltanto il dirigente che ha costruito e consolidato la rete organizzativa di Forza Italia in Campania. Ha dimostrato negli anni una notevole capacità nella formazione delle liste, nella selezione della classe dirigente e nella mobilitazione del consenso nei Comuni.
Naturalmente la sua gestione non è stata priva di contestazioni interne. Nei mesi scorsi una mezza dozzina tra parlamentari nazionali e consiglieri regionali azzurri ha sollevato critiche sulla conduzione del partito campano e chiesto il rinvio del congresso regionale. Una richiesta che ebbe seguito: l’appuntamento fu effettivamente rinviato e successivamente riconvocato per il prossimo 9 settembre.
Si tratta di una polemica politica forte, che si intreccia anche con gli equilibri nazionali di Forza Italia, ma che si colloca su un piano diverso rispetto al ragionamento sulla candidatura a sindaco di Napoli. Gli esiti di quel confronto interno saranno probabilmente più chiari durante il congresso o subito dopo.
Resta invece intatto l’interrogativo napoletano: quale profilo può garantire al centrodestra il massimo della competitività e del consenso?
E poi ci sono i voti.
Alle Europee del 2024 raccolse oltre 100mila preferenze nella circoscrizione meridionale e quasi 70mila nella sola Campania. Nel Comune di Napoli, dove Forza Italia si fermò al 6,64 per cento, Martusciello ottenne 7.079 preferenze personali, più di quelle raccolte in città dallo stesso Tajani.
Non sono numeri che possono essere trasferiti automaticamente su un’elezione comunale. Ma raccontano qualcosa che nessun sondaggio può inventare: un consenso personale già misurato nelle urne.
A questo si aggiunge una caratteristica decisiva in una campagna per Palazzo San Giacomo: Martusciello conosce il partito, conosce i territori, sa costruire le liste e dispone di una rete politica capace di muoversi nei quartieri di Napoli.
Il candidato civico può portare prestigio, competenza e pezzi nuovi della società. Ma deve quasi sempre costruire da zero una macchina politica che, in una città complessa come Napoli, può fare la differenza tra una candidatura testimoniale e una candidatura realmente competitiva.
Resta naturalmente un punto. Ed è inutile far finta che non esista.
Nel marzo del 2025 Martusciello fece un passo indietro rispetto all’ipotesi di una candidatura alla presidenza della Regione Campania, spiegando di voler preservare Forza Italia da possibili attacchi e strumentalizzazioni legati all’inchiesta belga sul cosiddetto Huaweigate.
Nel giugno scorso il Parlamento europeo ha poi accolto la richiesta della procura federale belga e revocato la sua immunità parlamentare, consentendo agli inquirenti di procedere nelle attività investigative.
Martusciello ha accolto quella decisione dichiarando: «Rispetto la scelta del Parlamento europeo che mi consentirà di poter chiarire quanto prima la mia posizione», ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati e la certezza di poter chiarire la vicenda.
Lo stesso Tajani ha dichiarato pubblicamente di non avere dubbi sulla sua estraneità.
È certamente un tema politico. Ma siamo ancora nel terreno delle indagini e non delle responsabilità accertate.
Ed è proprio qui che entra in gioco la storia stessa di Forza Italia, partito che ha fatto del garantismo uno dei propri tratti identitari.
Silvio Berlusconi continuò a candidarsi e a guidare il centrodestra anche negli anni in cui aveva procedimenti e processi in corso. Nel 2001 tornò candidato alla presidenza del Consiglio mentre le sue vicende giudiziarie erano parte integrante dello scontro politico: vinse le elezioni e tornò a Palazzo Chigi. Anche successivamente partecipò a competizioni elettorali mentre proseguivano diversi procedimenti.
Ma non è soltanto un richiamo alla storia berlusconiana. C’è un precedente molto più recente e tutto interno alla Forza Italia di oggi. Nell’estate del 2025 Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale azzurro, mentre era indagato per corruzione scelse di dimettersi e contemporaneamente di ricandidarsi. «In un Paese civile nessuno deve dimettersi per un avviso di garanzia», disse. Forza Italia e l’intero centrodestra ne sostennero la candidatura e pochi mesi dopo Occhiuto fu rieletto presidente della Calabria, con l’indagine ancora in corso.
Un precedente recente che rende ancora meno automatico sostenere che una vicenda giudiziaria nella fase delle indagini debba, da sola, impedire una candidatura politica.
La storia di Forza Italia si è costruita anche intorno all’idea che un’indagine o un processo non possano trasformarsi automaticamente in una condanna politica anticipata.
La scelta compiuta da Martusciello per le Regionali fu dunque un passo indietro volontario per tutelare il partito. Ma da allora Forza Italia non lo ha certo messo ai margini. È rimasto ai vertici del partito campano, guida la delegazione azzurra al Parlamento europeo e arriva all’appuntamento del 9 settembre con una leadership ampiamente riconosciuta.
Se Martusciello è abbastanza autorevole per guidare Forza Italia in Campania, abbastanza forte da organizzare liste in tutta la regione, abbastanza affidabile per rappresentare il partito ai massimi livelli europei e abbastanza popolare da raccogliere decine di migliaia di preferenze, perché dovrebbe essere escluso in partenza dalla corsa più importante che attende il centrodestra a Napoli?
Qualcuno, nelle ultime ore, ha parlato anche di possibili sorprese al congresso regionale del 9 settembre. Nulla autorizza, al momento, a collegarle alla partita per Palazzo San Giacomo. Ma una suggestione, a questo punto, viene quasi naturale: e se la sorpresa fosse proprio l’annuncio della candidatura di Fulvio Martusciello a sindaco di Napoli?
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