FUCITO, LA LISTA MANFREDI CHIEDE LE DIMISSIONI. MA SULLA COERENZA PESANO I CASI CLEMENTE E PUCA
La nomina di Claudio de Magistris ad assessore della VI Municipalità ha prodotto le prime conseguenze politiche. La lista Manfredi Sindaco ha chiesto formalmente le dimissioni del presidente Sandro Fucito, accusato di essersi collocato in un campo alternativo rispetto alla coalizione con la quale fu eletto nel 2021.
La nota è firmata dalla coordinatrice cittadina Angela Cammarota, dal capogruppo comunale Fulvio Fucito e dal consigliere municipale Franco Grieco. Il ragionamento è netto: avendo aderito a un progetto riconducibile a Luigi de Magistris, Fucito dovrebbe rimettere il mandato per rispetto degli elettori.
È dunque la stessa lista che porta il nome del sindaco a considerare acquisito il cambio di schieramento. E una presa di posizione tanto impegnativa difficilmente può ritenersi estranea a Gaetano Manfredi. Proprio per questo la richiesta apre una questione di coerenza.
Se chi cambia campo deve restituire il mandato, lo stesso criterio avrebbe dovuto essere applicato ad Alessandra Clemente. Eletta consigliera comunale dopo essersi candidata a sindaca contro Manfredi, è poi entrata nella maggioranza e ha aderito al Partito democratico senza che le venissero chieste le dimissioni.
Non si possono riservare applausi a chi entra nello schieramento manfrediano e invocare il rispetto del mandato elettorale contro chi se ne allontana. Le porte girevoli non diventano accettabili o scandalose secondo la direzione in cui ruotano.
Gli incarichi di Clemente e Fucito non sono identici. Il presidente municipale deve poter contare su una maggioranza, ma proprio per questo la verifica deve avvenire in Consiglio. Se gli ex alleati ritengono che non abbia più i numeri, presentino una mozione di sfiducia e trovino i voti per approvarla.
C’è poi un altro precedente. Fucito ha sostituito un assessore indicato da una componente della coalizione con Claudio de Magistris, figura di propria fiducia. Non è molto diverso da quanto fatto da Manfredi dopo l’uscita di Luca Trapanese, assessore di area Cinque Stelle eletto in Regione.
Il sindaco non ha restituito quella casella al Movimento, ma ha nominato Carlo Puca in quota personale. Puca è anche portavoce regionale di Progetto Civico, formazione vicina al progetto politico dello stesso primo cittadino. L’autonomia rivendicata da Manfredi non può diventare una colpa quando viene esercitata da Fucito.
Naturalmente la nomina di Claudio de Magistris ha un significato politico più ampio e accompagna il riavvicinamento di Fucito all’ex sindaco. Ma anche questo passaggio deve essere sottoposto alla prova dei numeri, non a un principio applicato selettivamente.
Assordante, intanto, il silenzio del Partito democratico. Dopo l’intervento del consigliere comunale Pasquale Esposito, dal segretario metropolitano Francesco Dinacci non è arrivata alcuna posizione ufficiale.
Un silenzio che pesa, perché il PD dispone di otto consiglieri nella VI Municipalità ed è la componente decisiva della coalizione. Dinacci dovrà chiarire se il partito considera ancora Fucito parte della maggioranza e se intenda sostenere una sfiducia.
La prudenza potrebbe dipendere proprio dal caso Clemente: sarebbe difficile chiedere oggi le dimissioni a chi abbandona la coalizione senza spiegare perché la stessa richiesta non fu rivolta a chi, eletta contro Manfredi, vi è poi entrata.
La crisi potrebbe però passare presto dalle parole agli atti. Secondo fonti attendibili, il vicepresidente Ferdinando Triglia, esponente del PD, sarebbe in procinto di dimettersi in risposta alla scelta di Fucito. Anche Avanti Psi Napoli si è detto pronto a uscire dalla maggioranza.
Resta da capire se queste defezioni modificheranno davvero i rapporti di forza o se Fucito abbia già costruito nuovi sostegni. Politico esperto, difficilmente avrebbe compiuto una mossa tanto esposta senza prevederne le conseguenze.
La lista Manfredi chiede le dimissioni, il PD tace e il vicepresidente potrebbe lasciare. Ma la partita vera si giocherà in Consiglio. Chi vuole mandare a casa Fucito dovrà dimostrare di avere i voti.
La coerenza, invece, dovrebbe valere sempre: applausi per chi entra nello schieramento manfrediano e richieste di dimissioni per chi se ne va non possono stare insieme.

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