PIERO DE LUCA, SEGRETARIO DELL’IMBARAZZO: DIETRO LO SCONTRO SUGLI STADI, LA GUERRA MANFREDI-DE LUCA

 



Nel Partito democratico campano ormai non serve un segretario regionale. Serve un vigile urbano, possibilmente dotato di paletta, fischietto e albero genealogico.

La candidatura di Salerno a ospitare alcune partite degli Europei di calcio del 2032 è riuscita infatti a trasformare una questione di stadi, infrastrutture e dossier tecnici in una commedia politica e familiare che sfiora il ridicolo.

Da una parte c’è Gennaro Acampora, capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Napoli, secondo il quale la candidatura dello stadio Arechi rischierebbe di indebolire quella napoletana e, di conseguenza, l’intera Campania.

Acampora, peraltro, non si è limitato a dichiarare la propria preferenza per Napoli. Ha accusato apertamente Salerno di intestardirsi in una scelta tesa a dividere e indebolire la regione, con il rischio di disperdere le possibilità della Campania e lasciare il Mezzogiorno senza una sede per Euro 2032.

Non proprio una sfumatura diplomatica. Piuttosto una dichiarazione di guerra politica al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, pronunciata dal capogruppo del Pd nella città amministrata da Gaetano Manfredi.

De Luca, con la consueta predisposizione al dialogo ecumenico, ha risposto: «Io non mi interesso di cabaret, mi interesso di impianti». Poi, per evitare qualsiasi equivoco sulla considerazione nutrita verso il dirigente napoletano del suo stesso partito, ha aggiunto: «Chi è Acampora? Non lo conosco nemmeno».

Fin qui, l’ordinaria concordia del Pd campano: il capogruppo democratico di Napoli attacca il sindaco democratico di Salerno, che gli risponde trattandolo come una comparsa capitata per errore in conferenza stampa.

A rendere tutto più surreale interviene però Piero De Luca, segretario regionale del Pd e, dettaglio puramente accidentale, figlio del sindaco di Salerno.

Il segretario regionale spiega che avere più candidature «serie e credibili» non indebolisce la Campania, ma può aumentare le possibilità che la regione ottenga almeno una sede italiana per gli Europei. Sarà infatti la Uefa, sostiene, a decidere sulla base dello stato di avanzamento dei lavori, dell’impiantistica e degli altri parametri tecnici.

Tradotto dal politichese: Acampora sbaglia, Salerno fa bene a candidarsi e Vincenzo De Luca ha ragione.

Può anche essere una posizione ragionevole nel merito. Il problema è politico, prima ancora che familiare: il segretario regionale del Pd smentisce pubblicamente il capogruppo del Pd nella città più importante della regione e prende le difese di un altro sindaco del Pd, che per pura coincidenza è suo padre.

Non proprio il massimo dell’autorevolezza super partes.

Se Acampora parla a nome del gruppo consiliare napoletano, il Pd regionale dovrebbe chiarire quale sia la linea ufficiale. Se invece parla esclusivamente a titolo personale, bisognerebbe domandarsi perché il capogruppo del principale gruppo della maggioranza di Napoli intervenga su una questione tanto delicata senza concordare la posizione con il partito.

Possiamo inoltre presumere che Acampora interpreti almeno una sensibilità presente nell’amministrazione Manfredi. Il sindaco di Napoli, però, secondo il suo abituale stile prudente, evita accuratamente di entrare nella polemica con il suo “nemico” giurato Vincenzo De Luca.

Manfredi tace e lascia parlare il capogruppo del Pd. Una strategia comoda: Napoli attacca Salerno, ma il sindaco resta abbastanza lontano dalla mischia da poter sostenere, eventualmente, di non aver mai partecipato alla guerra.

Tace anche Francesco Dinacci, segretario metropolitano del Pd di Napoli. E il suo silenzio pesa: il capogruppo democratico a Palazzo San Giacomo attacca Salerno, il segretario regionale lo smentisce, ma il vertice napoletano del partito non chiarisce da che parte stia né quale sia la posizione ufficiale del Pd metropolitano.

E chissà cosa penserà Elly Schlein di questa straordinaria concordia e unità d’intenti: il capogruppo del Pd di Napoli contro il sindaco Pd di Salerno; il segretario regionale del Pd contro il capogruppo napoletano e a favore del sindaco salernitano, che incidentalmente è suo padre; il sindaco di Napoli prudentemente defilato e il segretario metropolitano immerso in un silenzio quasi spirituale.

Così Acampora parla, Piero De Luca lo corregge, Vincenzo De Luca lo liquida, Manfredi osserva da lontano e Dinacci si mimetizza.

Il Pd campano riesce insomma a dividersi persino sulla possibilità di portare gli Europei in Campania. A Napoli sostengono che Salerno indebolisca Napoli. A Salerno rispondono che Napoli fa cabaret. Il segretario regionale prova a ricomporre la frattura, ma finisce inevitabilmente per apparire come il figlio che interviene a difesa del padre.

Piero De Luca avrebbe potuto evitare che la polemica esplodesse. Oppure convocare Acampora, chiarire la linea e parlare dopo aver rimesso ordine nel partito. Ha scelto invece di intervenire pubblicamente, smentendo Napoli e difendendo Salerno.

Forse aveva ragione nel merito. Ma nella forma è riuscito a diventare il segretario regionale dell’imbarazzo.

Più che la preparazione di Euro 2032, sembra il sorteggio dei sedicesimi di finale del Partito democratico campano. E più che un partito, una seduta di terapia familiare allargata, con tanto di simbolo elettorale.

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