NUOVA LEGGE ELETTORALE, IL PARADOSSO DELLE LISTE SOTTO SOGLIA. POTREBBE VINCERE CHI HA MENO VOTI
La nuova legge elettorale resta giusta e opportuna nel suo impianto complessivo. Un sistema proporzionale con premio di maggioranza può garantire rappresentanza e governabilità, consentendo agli elettori di conoscere prima del voto le coalizioni, il candidato alla guida del Governo e la maggioranza chiamata a governare.
Proprio per questo appare incomprensibile l’emendamento presentato da Paolo Emilio Russo, deputato di Forza Italia, che introduce la cosiddetta norma “anti-cespugli”.
La disposizione prevede che, tra le liste coalizzate rimaste sotto la soglia del 3%, soltanto la più votata contribuisca al risultato della coalizione. I voti delle altre liste sotto soglia non servirebbero né a eleggere parlamentari né a stabilire quale coalizione abbia diritto al premio di maggioranza.
Un conto è impedire a una lista troppo piccola di partecipare alla distribuzione dei seggi. Altro è cancellarne i consensi anche dal risultato complessivo della coalizione.
Il paradosso è rappresentato nella figura.
La coalizione A raccoglie realmente il 44,8% dei voti, mentre la coalizione B si ferma al 42,5%. Ma la coalizione A ha due liste sotto il 3%: la prima, con il 2,8%, viene conteggiata; la seconda, con il 2,5%, viene esclusa. Il suo totale utile per il premio scende così al 42,3%.
La coalizione B, invece, ha una sola lista sotto soglia, ferma allo 0,8%, che viene conteggiata. Con il 42,5% dei voti complessivi finirebbe quindi davanti alla coalizione A, nonostante abbia raccolto meno consensi.
La lista dello 0,8% conterebbe, quella del 2,5% no. Non per effetto di una soglia fissa e uguale per tutti, ma soltanto per il numero delle liste presenti nelle rispettive coalizioni.
È una disparità difficilmente giustificabile, che potrebbe perfino assegnare il premio di maggioranza a chi ha perso le elezioni.
La lotta alla frammentazione è legittima, ma deve essere perseguita attraverso regole lineari. Al limite si potrebbe conservare il criterio già previsto dalla legge vigente: i voti delle liste coalizzate che superano l’1% concorrono al totale della coalizione, anche se quelle liste non raggiungono il 3% necessario per ottenere seggi.
È una soglia discutibile, ma almeno è fissa, conosciuta prima del voto e identica per tutti. Non dipende dalla composizione delle singole alleanze.
La nuova legge elettorale resta un passo avanti perché cerca di assicurare un vincitore certo, una maggioranza stabile e un Governo indicato dagli elettori. Ma l’emendamento Russo deve essere modificato al Senato.
Altrimenti non sarebbe soltanto una singola disposizione a risultare discutibile: rischierebbe di perdere credibilità l’intero impianto della legge, già bersagliato da gran parte dell’opposizione.
Il premio di maggioranza deve andare alla coalizione che prende più voti, non a quella che ne conserva di più dopo che una parte dei consensi degli avversari è stata esclusa dal conteggio.
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