NAPOLI 2027, IL CENTRODESTRA E LA SINDROME DEL TERZO POSTO
L’anno prossimo si vota per l’elezione del sindaco della
città di Partenope. A Napoli il centrodestra rischia di commettere l’errore
peggiore: guardare soltanto a Gaetano Manfredi e non accorgersi di Luigi de
Magistris.
Il sindaco uscente è certamente il favorito naturale.
Governa la città, è già in campo, gode della forza dell’incarico e, nel sentire
comune, parte comunque da una posizione di vantaggio. Ma il vero pericolo per
il centrodestra potrebbe non essere solo perdere contro Manfredi. Potrebbe
essere arrivare terzo.
È questa la sindrome del terzo posto. Una preoccupazione che
attraversa non solo una parte dell’elettorato napoletano di centrodestra, ma
anche esponenti istituzionali del territorio, amministratori e riferimenti
politici locali, che ravvedono un sostanziale blocco delle attività di
preparazione a una sfida decisiva.
Chi scrive è stato per anni uno dei più accesi oppositori di
Luigi de Magistris sindaco. Ne ha contestato scelte, metodo e narrazione
politica. Proprio per questo sa bene che sarebbe un errore sottovalutarne la
capacità di costruire consenso.
De Magistris ha una dote politica particolare: sa costruire
un racconto. Lo si può considerare fondato sui fatti oppure pieno di forzature,
omissioni e fantasie politiche. Ma resta un racconto efficace: acceso, caldo,
identitario, costruito sull’orgoglio partenopeo, sulla difesa di Napoli,
sull’idea di una città ribelle, autonoma, non subalterna ai poteri esterni.
E quel racconto è già ripartito. L’ex sindaco incontra
persone, associazioni, movimenti, consiglieri municipali e comunali in carica.
Rilascia interviste, è presente sui media nazionali, occupa spazi nel dibattito
pubblico. Intorno alla coalizione che sta costruendo si muovono già possibili
candidature.
Può piacere o non piacere, ma esiste. E fa ancora presa non
solo su una parte del suo elettorato storico.
De Magistris ha già i suoi temi-bandiera: acqua pubblica,
Bagnoli, Napoli Est, “mani sulla città”, svendita del patrimonio immobiliare,
Napoli Obiettivo Valore, mare pubblico, critica alla città-vetrina e difesa
dell’autonomia napoletana. Sono temi che parlano a una parte della sinistra
civica, movimentista e identitaria.
Ed è qui che nasce la domanda più scomoda per il
centrodestra: quali sono oggi i suoi temi?
Chi guarda a de Magistris sa già, più o meno, cosa trova. Ma
l’elettore di centrodestra cosa percepisce oggi? Qual è la narrazione
alternativa? Sicurezza? Decoro? Efficienza dei servizi? Rifiuti? Trasporti?
Casa? Sviluppo? Commercio? Municipalità? Turismo governato e non subito?
Valorizzazione del patrimonio senza svendite? Grandi opere? Bagnoli? Rapporto
con il Governo nazionale?
Sono temi enormi, concreti, potenzialmente fortissimi. Ma
devono diventare programma, linguaggio, proposta politica. Devono essere
discussi, raccontati, ordinati, spiegati alla città.
Eppure, rispetto ad altre grandi città, a Napoli il quadro
dovrebbe essere persino più semplice. A Milano il centrodestra discute, si
divide, lancia nomi, organizza gazebo, evoca primarie, frena e rilancia. A Roma
circolano ipotesi, proposte, suggestioni. A Napoli, invece, il punto politico
principale è già stato deciso: il candidato sindaco del centrodestra dovrà
essere indicato da Forza Italia.
Non ci sarebbe, dunque, una contesa aperta tra alleati. Non
ci sarebbe bisogno di primarie di coalizione per stabilire quale partito debba
prevalere. Il perimetro è chiaro. La responsabilità è assegnata.
Forza Italia ha anche indicato una linea. Antonio Tajani ha
parlato della necessità di una proposta civica per Napoli. Fulvio Martusciello
ha confermato questa impostazione. Iris Savastano, segretaria cittadina di
Forza Italia e capogruppo azzurra in Consiglio comunale, ha ribadito che la
città ha bisogno di una guida che viva Napoli ogni giorno e che la strada
giusta sia costruire, insieme agli alleati, una proposta civica forte, capace
di unire e dare risposte concrete ai napoletani.
Dunque i punti fermi ci sono. Il candidato tocca a Forza
Italia. La linea dichiarata è quella del civico. Ma ora bisogna passare dalla
formula al nome. E, soprattutto, al programma.
Napoli non è una partita che si improvvisa. È la terza città
d’Italia, quasi novecentomila abitanti, dieci Municipalità enormi, quartieri
diversissimi tra loro. Bisogna costruire liste, scegliere i candidati al
Consiglio comunale, individuare i presidenti delle Municipalità, allargare le
alleanze, coinvolgere mondi civici, categorie produttive e professionali.
Una macchina politica di questa dimensione non si accende
all’ultimo momento.
Il centrodestra, in realtà, dovrebbe leggere la candidatura
di de Magistris non solo come un rischio, ma anche come un’occasione. L’ex
sindaco può dividere il popolo della sinistra, intercettare una parte
dell’elettorato scontento e sottrarre consensi all’area di Manfredi. Con un
candidato credibile, riconoscibile e scelto per tempo, il centrodestra potrebbe
inserirsi in questa frattura e conquistare il ballottaggio contro il sindaco
uscente.
E al secondo turno, si sa, la partita può cambiare. Gli
elettorati si riposizionano, il voto contro il sindaco uscente può trovare una
sintesi, le sorprese diventano possibili.
Ma se l’immobilismo dovesse continuare, il rischio è
opposto: non sarebbe il centrodestra a sfruttare la divisione della sinistra,
ma de Magistris a occupare lo spazio dell’alternativa. In quel caso potrebbe
essere proprio l’ex sindaco, e non il candidato del centrodestra, a giocarsela
al ballottaggio con Manfredi.
C’è poi un altro elemento che rende ancora più urgente
l’apertura del tavolo di coalizione: Futuro Nazionale. Il movimento del
generale Roberto Vannacci potrebbe decidere di sedersi al tavolo del
centrodestra e concorrere alla scelta del candidato comune. Ma potrebbe anche
scegliere una strada diversa, presentando un proprio candidato al primo turno.
In quel caso il rischio sarebbe evidente: mentre de
Magistris divide una parte del campo progressista, Futuro Nazionale potrebbe
dividere il voto del centrodestra. E per una coalizione che deve già provare a
conquistare il ballottaggio in una città difficile, anche pochi punti
percentuali potrebbero diventare decisivi.
Per questo il tema non può essere rinviato. Il centrodestra
deve chiarire presto non solo chi sarà il candidato, ma anche con quale
perimetro politico intende presentarsi. Una candidatura unitaria, costruita con
tutti i soggetti dell’area, è una cosa. Una corsa divisa al primo turno, con
l’idea di ricomporsi eventualmente al ballottaggio, è tutt’altra partita. E
potrebbe rendere molto più complicato anche un risultato dignitoso.
C’è infine il possibile intreccio con le elezioni politiche
per il rinnovo del Parlamento. Se il voto nelle grandi città dovesse svolgersi
in un clima già segnato dalla competizione nazionale, Napoli non sarebbe solo
una partita amministrativa. Diventerebbe un palcoscenico politico nazionale.
Una candidatura forte potrebbe produrre entusiasmo, mobilitazione, effetto
trascinamento. Una candidatura tardiva e debole, invece, rischierebbe di
deprimere l’intero campo.
Il punto, dunque, non è solo scegliere un nome. Il punto è
dimostrare che il centrodestra vuole davvero giocare la partita di Napoli.
Manfredi governa. De Magistris racconta. Il centrodestra
deve ancora far capire quale Napoli vuole proporre agli elettori.
Milano si agita perché deve ancora decidere. Napoli tace,
pur avendo già deciso chi deve decidere.
Ma il tempo non è neutro. Ogni settimana senza candidato,
senza programma e senza confronto pubblico è una settimana regalata agli altri.
Il centrodestra napoletano non deve chiedersi soltanto come
sfidare Manfredi. Deve chiedersi come evitare di arrivare dietro de Magistris.
Perché perdere contro un sindaco uscente può essere una
sconfitta politica.
Ma arrivare terzi sarebbe una sentenza.
Hai fatto un'analisi perfetta della questione politico amministrativa in vista della stagione elettorale del 2027. Nella mia @direttadelvenerdi esprimo nel mio piccolo concetti del tutto simili.Forza e coraggio. Saluti. Fortunato Sommella.
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