CONGRESSO FORZA ITALIA CAMPANIA, PARTITO DIVISO
Il congresso regionale di Forza Italia in Campania resta fissato per il 9 settembre, ma il ticket composto da Fulvio Martusciello, candidato alla guida regionale, e Franco Silvestro, indicato come vice vicario, ha aperto una nuova frattura all’interno del partito.
Secondo quanto riferiscono fonti interne, sarebbero Annarita Patriarca, Pino Bicchielli e Raffaele De Rosa i tre parlamentari campani che hanno scritto al segretario nazionale Antonio Tajani per contestare il percorso congressuale e chiedere una soluzione alternativa.
La candidatura congiunta certifica definitivamente il riavvicinamento tra Martusciello e Silvestro, anticipato nelle scorse settimane da NAPOLITICA. Non una semplice tregua, dunque, ma un accordo politico e organizzativo per la futura gestione di Forza Italia in Campania.
Si tratta di una svolta significativa, considerando che proprio Silvestro era stato il capofila della dura contestazione contro Martusciello. Insieme a lui si erano schierati Patriarca, Bicchielli, De Rosa e alcuni consiglieri regionali, denunciando una conduzione eccessivamente accentrata, lo scarso coinvolgimento degli organismi e la distanza tra il vertice regionale e i territori.
La vecchia fronda si è quindi spaccata. Silvestro ha scelto l’intesa con Martusciello, mentre tre dei suoi precedenti alleati avrebbero deciso di proseguire la battaglia, chiedendo il rinvio del congresso e la possibilità di presentare una candidatura alternativa.
Patriarca, Bicchielli e De Rosa avrebbero inoltre chiesto di accedere all’elenco dei tesserati, che, secondo quanto riferito, non sarebbe stato ancora messo a loro disposizione. Una questione tutt’altro che secondaria: senza conoscere la platea degli aventi diritto al voto diventa difficile organizzare una candidatura alternativa, verificare il percorso congressuale e svolgere una vera campagna interna.
Nella lettera inviata a Tajani sarebbe stata sollevata anche l’opportunità di non affidare la guida regionale a esponenti coinvolti in vicende giudiziarie di forte esposizione mediatica. Il riferimento è alla revoca dell’immunità parlamentare europea di Martusciello, richiesta dalla magistratura belga nell’ambito dell’inchiesta Huawei, e all’indagine avviata nei confronti di Silvestro dopo la denuncia presentata da una donna per un episodio che sarebbe avvenuto nel suo ufficio al Senato.
Entrambi hanno respinto ogni addebito. Forza Italia resta, per storia e cultura politica, il partito garantista per eccellenza: sarebbe quindi contraddittorio trasformare procedimenti ancora in corso in condanne politiche anticipate. Resta tuttavia distinta la valutazione sull’opportunità politica, così come la decisione di fare eventualmente un passo indietro per chiarire prima la propria posizione giudiziaria, che appartiene alla responsabilità personale di ciascun dirigente.
Sarebbe però riduttivo leggere la contestazione soltanto attraverso la lente giudiziaria. Il problema principale sollevato dalla fronda riguarderebbe la gestione complessiva di Forza Italia in Campania: il funzionamento degli organismi, la partecipazione alle decisioni, la trasparenza del percorso congressuale, l’accesso all’elenco degli iscritti e il rapporto tra la dirigenza regionale, i parlamentari, gli amministratori e i territori.
Le vicende giudiziarie rappresenterebbero dunque un ulteriore tema di opportunità politica, ma non la ragione unica né centrale della richiesta di cambiamento.
La data del 9 settembre risulta, almeno per ora, confermata. Il congresso dovrebbe sancire il ticket Martusciello-Silvestro, ma rischia di trasformarsi da momento di confronto e rilancio nella certificazione di una spaccatura già evidente.
Da una parte c’è chi si riconosce nell’attuale dirigenza e considera l’accordo tra Martusciello e Silvestro una soluzione capace di garantire stabilità. Dall’altra ci sono parlamentari, amministratori e militanti che invocano rinnovamento, maggiore partecipazione e un confronto reale sulle scelte del partito.
Le prossime sfide sono troppo importanti perché Forza Italia possa affrontarle divisa al proprio interno. A Napoli si avvicina la battaglia per la scelta del candidato sindaco del centrodestra. Il partito dovrebbe discutere di programmi, costruire un’alternativa all’amministrazione Manfredi, sedersi al tavolo con gli alleati storici e lavorare per allargare la coalizione.
Sul piano nazionale incombono poi le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Anche in quel caso saranno decisivi la selezione della classe dirigente, il radicamento territoriale e la capacità di presentarsi agli elettori come una forza politica coesa e credibile.
In un clima dominato da candidature contestate, richieste di rinvio, elenchi degli iscritti non disponibili e accordi raggiunti tra i vertici, tutto diventa più difficile.
Se non arriverà una svolta, qualunque essa sia, è facile prevedere nuovi addii. Non soltanto per una divergenza sul nome del futuro coordinatore regionale, ma per la crescente sensazione che manchino luoghi nei quali parlamentari, amministratori e militanti possano discutere con i vertici nazionali e incidere realmente sulle decisioni.
Tra gli azzurri torna così una domanda ricorrente: che cosa avrebbe fatto Silvio Berlusconi davanti a una crisi di questo tipo?
Probabilmente avrebbe convocato tutti, ascoltato le diverse posizioni e trovato una soluzione. Non necessariamente quella gradita a ciascuno, ma una sintesi politica capace di evitare che uno scontro interno diventasse una guerra permanente. È proprio questa capacità di mediazione che oggi molti militanti sembrano rimpiangere.
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