MARTUSCIELLO VINCE SULLE SCUSE, MA LA PARTITA È DI CIRIELLI

 



Alla fine, la partita tra Fulvio Martusciello ed Edmondo Cirielli si chiude con un equilibrio solo apparente.

Martusciello ottiene la sua piccola vittoria simbolica: la precisazione di Cirielli su Silvio Berlusconi, con parole di stima e riconoscenza, gli consente di rivendicare il ruolo di custode della memoria berlusconiana e dell’identità storica di Forza Italia.
Un risultato che restituisce prestigio interno ma non sposta nulla sul piano politico.

Perché la questione vera, quella della permanenza in Consiglio regionale in caso di sconfitta, è sparita dal tavolo.
Cirielli non l’ha mai accettata né commentata, e Martusciello stesso non l’ha più ripetuta. È rimasta sospesa, poi archiviata. In sostanza, Cirielli potrà candidarsi senza condizioni, e questa è la vittoria che conta davvero.

L’episodio delle “scuse a Berlusconi” sembra dunque più un diversivo che un nodo politico: un modo elegante per dare a Martusciello un riconoscimento di facciata, una piccola bandiera da sventolare dopo che la battaglia vera era già stata chiusa.

Del resto, se la questione fosse stata davvero di principio, Martusciello avrebbe potuto sollevarla quando Cirielli fu nominato viceministro degli Esteri nel governo guidato da Giorgia Meloni, alle dirette dipendenze di Antonio Tajani, erede politico dello stesso Berlusconi.
Ma allora nessuno protestò.

Oggi lo scontro si chiude con toni più distesi, ma il messaggio resta chiaro: Cirielli consolida la sua posizione, Martusciello difende la sua storia.
Ora la priorità dovrebbe essere un’altra: ritrovare compattezza e remare nella stessa direzione.
Perché di fronte alla candidatura populista di Roberto Fico e alle contraddizioni del campo avversario, diviso tra De Luca e Manfredi, il centrodestra può vincere solo se si presenta come una squadra.
Servono meno distinguo e più rotta comune: quella che porta a Palazzo Santa Lucia.

✍️ di Raffaele Ambrosino

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